Il vino richiede sensi accesi e allenati. Ogni suo profumo ha un nome, che spesso riposa nei ricordi e, pigro, fatica a saltare alla mente. Siamo disabituati a usare l’olfatto, perché analizziamo tutto puntando gli occhi. Invece, il vino, chiede una mente fluida e dei sensi ritti, tutti a fuoco. Tante sorprese si scoprono così.
Come si allenano i sensi? Con l’esperienza. Prima ancora, con gli strumenti critici che traducono e affinano l’esperienza. Qualcuno di questi strumenti, per capire il mondo del vino, me lo ha raccontato Piero Solci. Ho frequentato un piccolo corso da lui diretto, di cinque lezioni, con alcuni colleghi.
Piero ha un cognome importante, a Milano: la sua famiglia è considerata una istituzione nel ramo dell’enologia.
In via Morosini 19, infatti, sorgeva l’Enoteca Solci. Se ci sono dei luoghi dove la socialità è calda e spontanea, certo sono quelli del buon mangiare e del bere, e anche per questo l’enoteca Solci la conoscevano tutti. La sua chiusura, nel 2007, ha fatto notizia.
L’attività dei Solci nel settore del vino era nata nel 1938, grazie al padre di Pietro e Luigi, Cesare. È stato merito suo se i figli sono diventati dei professionisti dell’enologia: lui, quando erano ragazzi, li ha indirizzati verso studi di settore che, al tempo, ben pochi seguivano. Così Angelo è diventato enologo, Piero perito agrario, specializzato in biochimica.
Grazie al lavoro dei due fratelli succeduti al papà, nel corso degli anni ’70 l’Enoteca Solci è diventata popolarissima: disponeva di 1500 vini, sparsi in 600 metri quadrati, distribuiti su due livelli. Negli anni 90′, il locale ha aggiunto un wine bar, che aveva, fra gli avventori, personaggi del mondo dell’imprenditoria e del teatro. Angelo e Pietro sono anche stati i primi a creare in Italia dei corsi per diventare sommelier.
Oggi continuano a sperimentare le magie (e la fatica) del vino con la produzione della propria azienda vinicola, la Solci’s.
Passato e presente camminano dunque su un ponte di comuni esperienze pratiche, personali e al contempo condivise. Il primo insegnamento che serbo di questo incontro con Piero Solci è che il luogo migliore dove conservare un vino è uno: la memoria.
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aprile 18th, 2010 at 6:15 PM
a parte che io ripeto che voglio venire a lavorare con voi!:D ..è proprio vero quel che dici…tutti i nostri sensi sono disabituati… l’olfatto, ma anche il gusto bruciato dagli aromi chimici, e il tatto, troppo spesso dimenticato…la stessa vista e l’udito sono poco allenati, disattenti … un corso di degustazione fa tanto..aiuta un po’ a risvegliarsi..:D
aprile 18th, 2010 at 7:31 PM
@genny: …sì! Ed è molto bello ritrovare la memoria dei sensi, lunga memoria. Al prossimo corso ti avviso, dai
aprile 21st, 2010 at 4:34 PM
Alessio, avvisa anche me
aprile 26th, 2010 at 11:08 AM
Sarà fatto
maggio 22nd, 2010 at 12:56 AM
a parte che io ripeto che voglio venire a lavorare con voi!:D ..è proprio vero quel che dici…tutti i nostri sensi sono disabituati… l’olfatto, ma anche il gusto bruciato dagli aromi chimici, e il tatto, troppo spesso dimenticato…la stessa vista e l’udito sono poco allenati, disattenti … un corso di degustazione fa tanto..aiuta un po’ a risvegliarsi..:D
novembre 25th, 2010 at 4:58 PM
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dicembre 28th, 2010 at 2:15 AM
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