“Giuliano, dimmi la prima frase”.
È cominciato con un ricordo affettuoso di Giuliano Pisapia per Nichi Vendola l’incontro di ieri sera al teatro Dal Verme fra il candidato alle primarie del centro sinistra milanese e il leader della nuova Puglia.
Erano, quelli, i tempi in cui i due condividevano i banchi in Parlamento, e la discrezione dell’odierno leader di “Sinistra e Libertà” aveva bisogno di un piccolo incoraggiamento iniziale, per spargere al microfono parole e idee.
Oggi Nichi Vendola è un sognatore sul tetto della politica italiana.
La discrezione, la cura nel suo modo di porsi c’è sempre, ma quella sorta di timidezza è diventata uno strumento di comunicazione accessibile, potente ed emozionante. Ieri sera – a fianco Pisapia e un accesissimo Gad Lerner – ha conquistato la sinistra milanese (“Left Pride”, l’ha giustamente chiamato Mario Portanova oggi sul “Fatto Quotidiano”): circa duemila persone si sono assiepate dentro al teatro (con code cominciate intorno alle 18, fra lo stupore dichiarato dagli organizzatori), e almeno altre mille o più sono rimaste fuori, tutte lì ad aspettare, soprattutto, le sue parole. Parole che narrano “situazioni di cambiamento”, citando Pisapia.
Quello che Milano ha smarrito, secondo Nichi Vendola, è “il suo racconto”, in particolare il “racconto sociale“. Percepita da sempre, dai pugliesi, come “laboratorio di modernità, modernità che era efficenza e accoglienza”, la città si è poi trasformata, nei vent’anni di amministrazione a destra: “Ho visto Milano progressivamente rintanarsi – ha spiegato – l’ho vista spezzarsi con barriere sociali, culturali e architettoniche, che si sono intrecciate e l’hanno resa una città con troppe periferie non comunicanti e discariche sociali”. E ancora, ha denunciato una crescente inefficienza: “Se avessimo combinato noi al Sud un pasticcio come quello dell’Expo, ci avrebbero crocifisso”.
Secondo Vendola occorre ripristinare una visione, democratica, solidale e riformista, che nel passato ha dimostrato di far parte del dna milanese. L’amico candidato è l’uomo giusto: “Quella di Pisapia è una storia limpida. Lui non ha bisogno di inventare un pedigree elettorale”. E la sinistra milanese, ieri sera, sembrava tutta d’accordo con lui, premiato con più di una standing ovation. La sfida con l’architetto Stefano Boeri è più che mai aperta.
Ho scelto cinque brevi spunti, estrapolati e riassunti dal discorso di Nichi Vendola (che potete rivedere integralmente online), da condividere qui; cinque appunti che io per primo ho racchiuso nella memoria.
1) L’ELEGANZA DEL LINGUAGGIO
“Al posto della cultura della semplificazione bisogna ricostruire l’eleganza del linguaggio, contro un plebeismo piccolo borghese che segna il nostro vocabolario”
2) LA PAROLA LIBERTA’
“La sconfitta della sinistra non è elettorale, è culturale: Berlusconi si è inserito nell’Italia di mucillagine, lui ha vinto nel disconnettere la parola libertà dal sapere e dal lavoro, facendoci balenare un’idea di libertà che vive tutta nei circoli commerciali”
3) L’EPIFANIA DELL’OMBELICO
“Abbiamo perso anche sul piano onirico: i sogni e gli incubi sono mutati. I sogni di oggi sono dentro un circuito di epifania dell’ombelico. Ruby, lo dico con dolore, è una dissipazione di umanità”
4) SINISTRA SENZA AGGETTIVI
“Voglio essere rappresentante di una sinistra senza aggettivi. Sinistra. E punto”.
5) AMARE LE CITTA’
“Ho conservato una modalità di amare le città che è molto infantile: provo delle nostalgie struggenti per le città del mondo che amo. Desiderei tornare a Milano e riprovare lo stesso batticuore che ho provato quando avevo dieci anni”.
A me il batticuore, da milanese adottato, questa città non ha mai smesso di darlo, nonostante tutto. Chissà che non possa stupirmi ancora di più, nel prossimo futuro.
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novembre 7th, 2010 at 10:47 PM
peccato che le parole intelligenti e visionarie su milano siano arrivate solo dal grande Niki Vendola.
Se mi posso permettere, se qualcuno può portare l’eleganza, la visione, il rapporto con il territorio e la progettualità a Milano con quello stile nuovo, fresco e sorprendente di Niki Vendola onestamente, Milano pensa a Stefano Boeri, non a Giuliano Pisapia. Senz’offesa eh.
http://www.youtube.com/watch?v=EEJUiH8fjz8
Paolo
novembre 7th, 2010 at 11:49 PM
Anche io ci credo, a Milano. Alle sue possibilità. E anche ai milanesi adottati che la renderanno migliore!
novembre 8th, 2010 at 12:40 AM
Dai dai che ce la facciamo, questa città ricomincerà a sognare.
Zeno
novembre 8th, 2010 at 12:48 AM
@Paolo: ciao Paolo, nessuna offesa, ci mancherebbe. Personalmente Pisapia mi pare un uomo di grande spessore e rigore, che può portare pulizia e senso di equilibrio a Milano, per coordinare tutte le forze in una città che vuole cambiare. Non so cosa sceglierà Milano: sabato sera l’affetto nei suoi confronti è stato molto grande, ma è chiaro che è stata la presenza di Vendola a catalizzare l’attenzione di tanti milanesi. Sarà una sfida interessante!
@Alice:
E tu, sei una milanese adottata?
novembre 19th, 2010 at 10:15 AM
… ma Pisapia è gay o non lo è? Affari suoi, certo personalissimi – il mio principio è che nessuno abbia meno libertà di me, che la vogllio tutta quanta – ma noi vogliamo saperlo, e il fatto che lui non ne parli, viste le frequentazioni e le amicizie, fa un po’ di nebbia sulla sua figura, già non limpida del tutto. Io comunque ero per Boeri, malgré l’appoggio del PD…
novembre 21st, 2010 at 8:58 PM
@lino ciao Lino, non capisco: è il fatto di non sapere l’orientamento sessuale di Pisapia che desta “nebbia” o il fatto che lui sia forse – a quanto scrivi – gay? Nel primo caso non mi sembra un dato così importante, a fronte anche del programma di Pisapia (che è laico e già prevede una attenzione a 360 gradi sul tema coppie di fatto, per esempio). Nel secondo caso, l’unica nebbia evidente sarebbe altrove…