Archive | febbraio, 2011

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Il meglio dei palazzi di Milano non è all’esterno

Postato il 20 febbraio 2011 da Alessio Baù

[La dedica di Paola Bonini alle scale del mio palazzo, ieri sera al #gruppobau]

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Finalmente! Milano avrà un ostello in centro, via Torino

Postato il 18 febbraio 2011 da Alessio Baù

In questi giorni da clima elettorale a Milano si ascoltano tante idee per una città diversa. Che il contesto sia quello di un incontro delle Officine di Giuliano Pisapia, di un appuntamento in piazza o di un incontro informale fra cittadini curiosi di saperne di più su questo o quel candidato sindaco, qualche idea spicca sulle altre.

Questa, in particolare, è suonata come musica per le mie orecchie.

Carlo Dalla Chiesa, ben conosciuto per il suo lavoro con il laboratorio politico 11metri e l’Arci Bitte di via Watt, sta lavorando per realizzare un ostello nel cuore di Milano. Il primo, almeno sulla carta, a potersi davvero meritare questo nome, andando a riempire una lacuna profonda della città.

Esperienza personale: gli amici che in passato sono giunti a Milano da fuori regione o da fuori Italia hanno sempre trovato accoglienza a casa mia; con piacere, ci mancherebbe. Ma è plausibile che una città che vuole ambire a essere competitiva nella cornice internazionale non abbia nemmeno un ostello nella cerchia delle sue mura storiche? Gli unici altri esempi di ostello che attualmente esistono sono molto limitrofi e non funzionali.

La struttura avrà sede in via Torino, in uno spazio in fase di ristrutturazione di circa 900 metri quadrati, dove Carlo ha in mente di accogliere tutti i viaggiatori che vorranno fare tappa a Milano. Almeno 300 metri saranno dedicati ad area ricreativa e culturale, per iniziative di aggregazione civica, musica, teatro, arte. In mente, a fare da ispirazione, gli esempi dei centri culturali della vecchia e nuova Europa, come quelli di Berlino, Lubiana, Londra.

L’idea è già passata dalla fase di elucubrazione a quella della progettualità. Carlo ha organizzato, con amici e collaboratori, un team di lavoro composta da una decina di persone: e loro, già da qualche tempo, si sono rimboccati le maniche, senza rumore, per inseguire un desiderio di novità e crescita che non ha, al momento, eguali in città. Si tratta di un investimento impegnativo, su tutti i livelli: economico, in primis; gestionale in secundis, data la quantità di autorizzazioni che un progetto di questo genere si sta trovando a dover smaltire per poter uscire vincente dal meraviglioso tunnel della burocrazia locale.

Significativo che l’idea sia venuta in mente a un cittadino, prima che a un amministratore locale. Voglio almeno dieci teste come quelle di Carlo Dalla Chiesa nel prossimo consiglio comunale!

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A uso e consumo di chi ha invidiato la prima

Postato il 14 febbraio 2011 da Alessio Baù

Claudia, Stefano e Davide hanno già architettato una seconda Secret Dinner per il 2011.

Che stia diventando un appuntamento mensile fisso? A chi, lo scorso gennaio, ha manifestato un pizzico di invidia per la mia partecipazione alla Secret Dinner numero uno dell’anno, dico: iscrivetevi, potreste essere fra i venti partecipanti alla serata. Ne vale la pena!

Secret Dinner è un micro happening che ha la forma della cena al buio. Quando ci si iscrive non si ha la minima idea di chi parteciperà, di cosa si gusterà, di come si passerà il tempo. Questo, il bello.

Funziona così. Si viene a conoscere il luogo della location solo il giorno prima: unico indizio, via e-mail, il video che vedete qui.

Il giorno dopo, all’ora giusta (gradito un ritardo inglese), si suona il campanello, si fanno tante scale, infine una stretta di mano: “Piacere, Alessio”. La forchetta preferita, in tasca, nel cappotto: personalissimo amuleto.

Una volta dentro, la serata la scrive ognuno degli ospiti, come vuole, come capita. Qualcuno di conosciuto è forse inevitabile trovarlo, per qualche filo intrecciato fra i pochi gradi milanesi di separazione. I padroni di casa (fotografa, designer e cuciniere) ce la mettono poi tutta per far sì che la cena risulti perfettamente domestica, perfettamente informale, pur ricercata. E gli sconosciuti diventano compagni di piatto.

Portata preferita: in un appuntamento dedicato al riso (il team Tour De Fork rientrava da un viaggio in Cina, testimoni gli scatti proiettati in salone), per me ha vinto il risotto con zucca e taleggio, in coppetta. Su una parete bianca, a guardarci per tutto il tempo, tanti post-it colorati appiccicati lì per annotare i buoni propositi per il 2011 (ne ho scritti quattro).

Alla fine, la forchetta preferita, il mio amuleto mangereccio, è rimasta a casa Tour de Fork. Innocuo pegno alla semplicità che ti lascia un sorriso.

Nel mio biscotto della fortuna ho trovato questo: “Il vino è la poesia della terra”.

Iscrivetevi.

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