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Quel futuro in una lettera scritta a mano

Postato il 24 aprile 2011 da Alessio Baù

Esattamente un mese fa ho ricevuto una lettera, come non succedeva da tempo: scritta a mano, in corsivo, stilografica nera, carta spessa e al tatto quasi antica.

Tornavo a Milano da un viaggio a Parigi, e la lettera, in qualche modo, parlava di me e soprattutto del mio viaggio. Lo faceva senza conoscerne i dettagli ma intuendone i contorni attraverso una mia foto postata su Facebook. A spedirmela Luca, nickname Foxarts, un blogger che ho conosciuto l’anno scorso a Milano, esattamente un anno prima della ricezione della lettera (magie del calendario, non credo Luca ci abbia nemmeno pensato). Il suo ultimo progetto via Tumblr, HandWritingMe, mi aveva colpito e io gli avevo spifferato il mio indirizzo di casa, curioso di farne parte. Luca ha scritto almeno una ventina di lettere (la mia era l’ultima della prima tornata) e quello che ha fatto è stato restituire una dimensione lentamente meditativa a una conversazione nata online, con tempi e forme diversi. Su un esperimento simile aveva lavorato, forse due anni fa, lo scrittore Giulio Mozzi, usando il tema dei messaggi in bottiglia, quelli letti in tanti racconti d’avventura. Non so se l’esperimento abbia condotto, allora, a una teoria, a un pensiero intellettuale sulle relazioni fra vecchi e nuovi veicoli di conversazione. Ma la sensazione di far scorrere gli occhi su una lettera scritta a mano è stata piacevole, una carezza per me, la restituzione di una intimità. Uno a uno.

La scorsa settimana, al panel su politica e social media curato da Alessio Jacona al Festival del Giornalismo di Perugia, ho ascoltato le parole di Sam Graham-Felsen, il blogger che nel 2008 lavorò alla campagna di Barack Obama contribuendo a una vittoria che ha segnato la storia. Raccontando di nuove forme di coinvolgimento e conversazione sui temi cari a cittadini ed elettori Sam ha immaginato il ruolo della parola e della tecnologia nelle future campagne elettorali, e si è spinto a parlare di “lettere scritte a mano” per ogni elettore. “In futuro la tecnologia non dovrà solo facilitare i processi, ma spingere le persone a un coinvolgimento più profondo e ricco. Spingere le persone a scrivere lettere a mano per altre persone. Se io ricevessi una lettera scritta a mano avrei la certezza che qualcuno ha speso tempo ed energie per comunicarmi qualcosa di importante. Niente sarà più potente di un uomo che parla a un altro uomo”. Ha usato queste parole. L’ho trovata una suggestione molto interessante, che mi ha fatto ripensare al piccolo e curioso progetto di Luca.

Il futuro delle parole segue i binari del digitale, lo sappiamo, e chi fa un mestiere come il mio, in particolare, si confronta col tema ogni giorno. Poi, però, mi conduce al sorriso il pensiero che questo futuro senta il bisogno, ogni tanto, di guardarsi indietro, a prendere slancio e a scavare profondità nella lenta riflessione di una lettera scritta a mano.

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