Archive | gennaio, 2012

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Terremoto, tutti svegli su Twitter, da Milano a Verona

Postato il 25 gennaio 2012 da Alessio Baù

Il terremoto di stanotte ha svegliato mezzo nord Italia, pur non avendo creato – almeno stando alle primissime notizie – grossi danni.

Le persone, dalle principali città che hanno assistito all’avvenimento (Verona, Milano), si sono riversate su Twitter e su Facebook per cercare notizie, trovare conforto e news.

Guardate più sotto, nel riquadro, com’è andata su Twitter.

Da comunicatore, cosa ho ricavato da questa breve e rapida (e notturna) analisi?

1) “Twitter batte i giornalisti“. Sì, è vero, per forza. Grazie. Ma bisogna distinguere: giornalista non è solo il più rapido, è soprattutto chi verifica le fonti e approfondisce. Il dibattito sulla velocità o meno dei giornalisti rispetto a Twitter, in questo caso, è posto in modo superficiale. Il problema semmai è diverso: punto due.

2) Le redazioni delle agenzie e delle grosse testate dovrebbero prevedere una vera copertura notturna: questo di #terremoto è un piccolissimo caso, ma non si può pensare che il calo di visitatori online fisiologico durante la notte giustifichi una totale assenza di presidio, per ore e ore. Twitter in questo è un partner straordinario, prendete esempio dalla redazione del Guardian (forse i più bravi sul fronte digital).

3) Siamo malati di notizie, io per primo, che dopo meno di tre ore dalla scossa più violenta pubblico questo post di analisi. C’è una cura?

4) All’Italia manca proprio, ancora, un The Lede.

CRONACA DI QUANTO LETTO NELLE PRIME DUE ORE DOPO IL TERREMOTO

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Docu-Italy. Comincia il Cinemino

Postato il 24 gennaio 2012 da Alessio Baù

Comincia stasera, a Milano, il Cinemino, appuntamento cineforum nato dalla collaborazione con tre amici: Asli Haddas, Francesca Mineo e Sebastiano Guanziroli. A ospitarci e a sostenere l’iniziativa è lo spazio di ChiAmaMilano, in San Babila (largo Corsia dei Servi, 11).

Riprendendo un’esperienza positiva nata alcuni anni fa in seno al gruppo dei Meetup milanesi (era l’ormai lontano 2008), abbiamo deciso di organizzare alcune nuove proiezioni e di rilanciare il format.

Ci troviamo un martedì al mese e, in ogni occasione, proponiamo un documentario (o un film) che riteniamo racconti la nostra attualità, italiana e milanese, fuori dai grandi circuiti della distribuzione ma dentro un circuito di idee, visioni ed esperienze diverse.

Si chiama Cinemino perché ci piace che questo sia un momento raccolto, di coinvolgimento, in spazi che non sono veri e propri cinema ma si prestano a esserlo, nel centro della città.

Abbiamo fissato tre appuntamenti, per ora, contiamo di farne altri. Eccoli.

Martedì 24/1/12 ore 20.45 – “Italy love it or leave it” di Luca Ragazzi e Gustav Hofer

È la pellicola vincitrice del Milano Film Festival 2011, un docu-film su un viaggio fatto di scoperte, amarezze e riconciliazioni. Sarà introdotto da un breve filmato di testimonianze e interviste – a cura di espatriati.it – a italiani che hanno deciso di lasciare il Paese. E a volte di tornarci.

Martedì 21/2/12 ore 20.45 – “Il suolo minacciato” di Nicola Dall’Olio e “La casa verde” di Gianluca Brezza

Sarà una doppia proiezione sul tema del consumo del territorio. Con la presenza di Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (movimento Stop al Consumo di Territorio), di Milly Moratti, presidente dell’Associazione ChiAmaMilano e dei rappresentanti di Isola Pepe Verde, un gruppo di abitanti del quartiere Isola che collaborano quotidianamente per un verde “da usare e non solo da guardare”.

Martedì 20/03/2012 ore 20.45 – “18 ius soli” di Fred Kuwornu

Un documentario sulle seconde generazioni in Italia. Con la presenza di Seble Woldeghiorghis e Medhin Paolos della Rete G2 – seconde generazioni, portavoce della campagna “L’Italia sono anch’io”, per promuovere i diritti dei nati in Italia da genitori immigrati.

Vi aspettiamo. Prenotazione obbligatoria: prenotoilcinemino@gmail.com.

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Primi due giorni di Area C. Com’è andata secondo Twitter

Postato il 18 gennaio 2012 da Alessio Baù

Il lancio della prima congestion charge italiana, a Milano, è stato molto discusso anche su Twitter.

Ecco raccolti 75 tweet che raccontano, secondo i milanesi, come sono state le prime 48 ore di #AreaC: cronache e impressioni.

I tweet sono in ordine dal più recente al meno recente.

Update 19/01/12. Assolutamente da leggere anche questa accurata analisi di Voices from the blogs: http://voicesfromtheblogs.com/2012/01/18/areac-piace-ai-milanesi.

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Come muoversi a Milano in Area C senz’auto (ma con uno smartphone)

Postato il 16 gennaio 2012 da Alessio Baù

Oggi parte a Milano la sperimentazione di Area C, la congestion charge su modello londinese voluta dalla giunta Pisapia, prima del genere in Italia. Secondo le stime dei tecnici dovrebbe ridurre il traffico nel centro città almeno del 20% e al contempo favorire politiche e abitudini di mobilità dolce.

Come può la tecnologia aiutarci a muoversi in centro città non usando la macchina? Ho raccolto qui le applicazioni che conosco e che non possono mancare negli smartphone di ogni milanese (che sia abitante o sia ospite), soprattutto da oggi in avanti.

iAtm (costo: gratis)

L’applicazione ufficiale dell’azienda trasporti pubblici di Milano per iPhone e iPad funziona bene. Gli ultimi aggiornamenti hanno di molto migliorato l’esperienza dell’utente e adesso è veramente facile trovare mezzi vicini e relativi orari, aggiornati in contemporanea. Quando si è di fretta è il massimo: grazie alla visualizzazione delle fermate in realtà aumentata basta posizionare la fotocamera dello smartphone davanti a sé per individuare tram, bus e stazioni della metro. Molto utile per chi – come me – tende a perdersi. Lo screenshot a lato mostra, ad esempio, le fermate di tram e bus che posso individuare con questa app dalla mia terrazza di casa, semplicemente puntando la strada. Una volta cliccato il mezzo preferito, dalla pagina dedicata è possibile conoscere i tempi di attesa e calcolare il proprio percorso. Estremamente semplice. Oltre alla mappa vi sono una sezione news e una di ricerca con le opzioni di calcolo percorso, ricerca linea, ricerca indirizzo, ricerca fermata e schema della rete metropolitana. Di questa applicazione esistono oggi anche le versioni per Android, Blackberry e Windows, dal nome Atm Mobile. Mi dicono – non le ho provate – che queste versioni permettono anche di individuare i punti di Car sharing più vicini.

MuoviMI (costo: gratis)

Questa app per iPhone è nata prima di quella ufficiale ed è una validissima alternativa al prodotto Atm. La visualizzazione delle linee della metropolitana è graficamente molto azzeccata: con un dito è possibile percorrere le stazioni delle tre linee, e per ognuna conoscere immediatamente gli interscambi vicini con tutti gli altri tipi di mezzi (ma manca il bike sharing). Lo stesso processo si può fare con l’intera rete di trasporti: tutte le linee sono navigabili. Altro punto di forza è, a mio avviso, la visualizzazione delle notizie, che vengono costantemente poste in risalto grazie a una grafica facilmente riconoscibile da chi usa uno smartphone. Gli avvisi sono molto aggiornati e questa sensibilità è un grosso aiuto quando ci sono scioperi o disservizi. MuoviMI, inoltre, conserva le schede degli orari programmati nella cache, così da potervi accedere anche quando non si ha una connessione ad Internet. Manca il classico calcolo dei percorsi, che per i nuovi arrivati in città potrebbe essere più che utile. La versione per iPad (in foto) verrà rilasciata a breve. L’autore è Alessandro De Peppo.

miBici (costo: 0.79 cent) oppure Bike Sharing (costo: 0.79 cent)

Per gli amanti del bike sharing miBici è immancabile. Molto intuitiva, fornisce informazioni sulle stazioni più vicine, il numero di bici disponibili e il numero di spazi vuoti dove agganciare la bicicletta quando si vuole restituire. Calcola i percorsi di distanza fra l’utente e il punto BikeMi desiderato e presenta tutta la lista delle stazioni al momento disponibili. Le sezioni informative, come quella sulle tariffe, sono molto utili per chi è alle prime armi col servizio di bike sharing. È disponibile anche per iPad. L’autore è Marco Pisani.

Anche Bike Sharing consente di individuare le stazioni BikeMi di interesse, di scoprirne distanza e disponibilità. Graficamente mi piace di più della precedente app, ha un tocco più ricercato. Attenzione: richiede l’iOS 5.0 o successive. Ha una sua pagina Facebook. L’autore è Giorgio Marziani de Paolis.

Carpooling.it (costo: gratis)

L’app del sito carpooling.it, molto ben realizzata, permette di individuare persone che vogliono condividere un viaggio in auto, per tragitti brevi o lunghi. Può essere molto utile per chi vuole dividere la spesa di viaggio (benzina, autostrada, congestion charge, ecc., importante specialmente per chi viene a lavorare in città da fuori), abbattendo i costi e il proprio impatto ecologico. Senza dimenticare che il carpooling, ancora poco diffuso in Italia, favorisce anche la socialità (certo: selezionate prima le persone con cui partire, non andate a caso). L’app è disponibile anche per Android, oltre che iPhone e iPad.

Spero che la lista sia utile ad affrontare meglio questi primi mesi di sperimentazione con meno macchine e più mezzi pubblici e biciclette.

Spero anche che vengano creati nuovi prodotti smartphone utili alla mobilità alternativa. Un esempio molto creativo l’avevo scoperto l’estate scorsa a New York, relativamente ai taxi: si chiama Cab Sense e indica gli angoli dove, in base ai calcoli statistici e Gps, è più facile riuscire a prendere un taxi nella Grande Mela. Geniale.

Infine, tornando su Area C: chi vuole individuare i parchimetri dove poter pagare la congestion charge (uno dei modi con cui si può pagare, ce ne sono diversi altri) si può servire di questa mappa in pdf presente nel sito del Comune. Potrebbe essere utile farne una app dedicata, sicuramente sarebbe apprezzata. Programmatori, siete in ascolto?

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“C” come Cambiare Milano (o come Cosa urli?)

Postato il 10 gennaio 2012 da Alessio Baù

Ieri sera sono stato all’incontro organizzato dall’amministrazione comunale per spiegare ai cittadini di zona uno il provvedimento di congestion charge Area C. È il primo di una serie di incontri pubblici (dopo i 90 privati effettuati nei mesi scorsi con 77 associazioni e categorie cittadine), in vista del lancio ufficiale del 16 gennaio. Stop in centro a euro 1, 2 e diesel euro 3, 5 euro per tutti, 40 ingressi gratis e poi 2 euro per i residenti, 3 euro per chi necessita di entrare con merci. I dettagli qui. Il provvedimento punta a decongestionare il centro dal traffico (i tecnici hanno previsto una riduzione del 20-30% del numero di vetture), per favorire la mobilità dolce, a cui per altro saranno dedicati tutti gli introiti (mezzi pubblici, interventi per la ciclabilità, sicurezza, ecc.). L’obiettivo futuro è quello di estenderne la logica anche a una parte più grande di città. Ma, per ora, si parte dal centro. C.

Premessa. Io a Milano mi muovo da anni solo in bicicletta (da zona 4), oppure con i mezzi. Lavori, spesa, visite mediche, amici, cinema, qualunque cosa. Quando non posso fare altrimenti mi capita di prendere un taxi, se voglio proprio trattarmi bene, una volta al mese. Non ho bambini piccoli, faccio una vita frenetica come molti milanesi e ho capito che, nonostante pavé e automobilisti a volte poco educati, la bici è il mio destriero, sicuramente il mezzo più veloce per muovermi nella (piccola grande) Milano. Ho impostato la mia vita anche su questo, Milano me lo permette. Non faccio fatica: mi diverto, persino (i miei polmoni così così).

Apprezzo dunque lo sforzo di trovare una via per ridurre con misure anche antipatiche il traffico: a Milano ci sono macchine ovunque. La città ha un tasso di motorizzazione di circa 60-70 auto ogni 100 abitanti, cioè da due a tre volte la media delle altre città europee (da Londra a Berlino, da Barcellona a Parigi, a Copenaghen), come spiega bene qui Eugenio Galli, presidente di Ciclobby. Mi piace che si dica che Area C è una sperimentazione, che significa: proviamo, se non va bene correggiamo e miglioriamo o cambiamo. Sicuramente è un punto di inizio, un primo passo. Chi amministra ha ricevuto un mandato, promuove delle iniziative e dei provvedimenti per cambiare in meglio la città. Non per cercare il consenso a tutti i costi. E corregge il tiro, se serve: lo prevede. Ma intanto agisce, come da mandato (e programma elettorale). Giusto?

Dunque, ieri sera.

Per la prima ora è stato impossibile cominciare l’incontro perché 20/30 persone non hanno permesso iniziasse: schiamazzi, insulti, grida, offese urlate appena l’assessore all’ambiente Pier Maran o altri a lui vicini hanno provato a parlare. Un talk show da pomeriggio televisivo, basato sul canone dell’urlo libero: bruttissimo, un po’ già visto, ma violento e gratuito. Organizzato ad hoc. In un tweet ho definito il tutto fascista. Forse esagerando, ma assicuro: non si poteva parlare. Fra gli urlatori pochissimi giovani, un consigliere comunale leghista con una maglietta con scritta “Pisapia C hai rotto” (con foto di rito sul palco: i 15 minuti di gloria…), ex An, signore di una certa età (“Ma chi è questo?”, ha detto una guardando Paolo Limonta – signora che si è persa questi ultimi 12 mesi di vita milanese, evidentemente), qualche anziano, facce tristi, uno pesantemente ubriaco (non scherzo, non esagero: chiedete a chi c’era). Poi, a sommarsi, c’è stato il problema della sala scelta, il CAM di corso Garibaldi: troppo piccola. Errore di chi ha organizzato, peccato. Mezza platea sulla porta. I malumori fomentati dalla claque hanno fatto il resto: difficile partire, parecchi cittadini se ne sono andati.

Si è allora proposto, con grande fatica, di rimandare il tutto al giorno dopo in una sala molto più grande (Camera del Lavoro o addirittura piazza della Scala). Urla, “no”, “buffoni”, ecc (Buffoni? Loro? Veramente?). Si è infine, a fatica, poi, deciso di spostarsi all’aperto dove tutti i rimanenti potevano almeno starci, dopo un intervento tecnico all’impianto audio per poter operare esternamente. Lì si è riusciti ad ascoltare un po’ meglio, prima Maran (che ha citato i dati Amat sui numeri delle uscite dei residenti, ricavate dai dati delle telecamere Ecopass, per cui la metà dei residenti non effettua più di 40 ingressi all’anno – dati fischiati), poi i vari cittadini, anche se gli urlatori hanno proseguito stoicamente con “commenti” ad alta voce della peggior specie (“Maran ti toccherà prendere una ambulanza”, “pirla”, “cazzate”, “paga Pisapia” e altre brutture, senza argomentazioni). Difficile sentire anche i residenti, che giustamente avevano le loro critiche da fare. In generale molta maleducazione, molta malafede, poca voglia di ascoltare, brutto.

Entrando nel merito, ho ascoltato alcune critiche costruttive (per esempio chi ha sottolineato: “Non voglio, come residente, essere considerato un numero, un 20%, un 30%: ogni famiglia ha esigenze diverse”, o la signora che ha lamentato della complessità nel processo di pagamento come aspetto fortemente negativo: miglioriamo la burocrazia), ma in generale la mia impressione è che il provvedimento sia (troppo?) in anticipo rispetto alla maturità del quartiere e probabilmente di Milano sul tema. Tralasciando le modalità specifiche e i dettagli del provvedimento, su cui immagino si potranno fare vari aggiustamenti (esempio sui residenti che lavorano fuori città – è una sperimentazione, appunto…), il concetto emerso limpidamente  – almeno in zona 1, la zona calda – è stato che la macchina non si molla, per niente al mondo. E io ho fatto fatica a capire.

Per la premessa che ho dato poco sopra, fatico per esempio a comprendere la signora sessantenne che dice di non poter andare a far la spesa a piedi o coi mezzi (serve la macchina per fare la spesa al supermercato vicino a casa?). Dall’altro lato ho provato a mettermi nei panni di chi lavora fuori dalla zona, ma faccio lo stesso fatica: ci sono i mezzi (migliorabili ma ci sono). E per chi ha i bambini mi viene da chiedere: ma i bambini non staranno meglio con meno macchine? Non possiamo educarli a prendere i mezzi, accompagnandoli? L’asilo è davvero lontano da casa per cui bisogna andarci in macchina? Certo non tutti i casi sono risolvibili con della buona volontà: chi lavora in un’altra città ha più bisogno di altri della macchina (e qui c’è il tema dell’interscambio gomma-rotaia del treno, sui cui però il Comune, senza interventi della Regione, non può fare molto), o chi ha la nonna novantenne magari ogni tanto ha bisogno di usare la macchina (ma non ditemi che portate la nonna ogni giorno fuori dal centro, dai…). Dall’altro lato è anche vero che le deroghe devono essere date solo ai casi di vero bisogno (disabili, turnisti che non hanno alternative, ecc.), altrimenti il tutto si trasformerebbe in una farsa e non fornirebbe nemmeno dati per capire quanto un provvedimento sia efficace o meno circa gli obiettivi che si è proposto.

Ho visto, sopra ogni cosa, una enorme difficoltà a cambiare mentalità e abitudini. In Italia quando si tocca la macchina si scatenano i peggiori istinti. Mi sbaglierò? Ripeto: sono un ciclista urbano, ho i miei limiti d’opinione. Vedo il mondo a due ruote, due gambe, così via. Però sono un cittadino milanese e faccio tutto benissimo senza macchina. E, al di là delle mie valutazioni politiche personali, questo è un elemento che traggo dalla mia esperienza quotidiana e che voglio condividere.

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