Crisi e raggi di sole: RadioBici in costa Smeralda

, 11 aprile 2012

In bici si notano i dettagli: i profumi forti della primavera; le facce delle persone, che ti seguono con lo sguardo; la gravità di una salita (e il premio che è la discesa); il peso di spostarsi da soli, facendolo in maniera sostenibile, senza forze motrici che non siano le proprie gambe. In bici si danno le cose molto meno per scontate e quando – come in questi primi tre giorni di RadioBici, in Sardegna, sul tandem con Maurizio Guagnetti – si attraversa su due ruote un territorio si matura verso di questo una prospettiva molto oculata.

Non è un elogio alla lentezza. Con RadioBici si pedala parecchio e parecchio veloci: è un mezzo affidabile e tutto sommato equilibrato, visibile. A giudicare dai sorrisi di chi ci guarda dai finestrini delle auto o dai bordi delle strade, deve risultare molto simpatico. Parecchio strano. Anche se il casco che abbiamo in testa lo è ancora di più e quindi, forse, ridono di noi (se è così, vi dico: non siete carini!). Comunque è questa, la parte più bella: la sorpresa di chi, dalla mobilità insostenibile della propria auto, guarda, suona il clacson, saluta, ridacchia, pensa “bello!” e vorrebbe salire a fare un giro per ritrovare quei dettagli perduti che noi collezioniamo sfrecciando qua e là.

“Non abbiamo voce in capitolo”. Abbiamo sentito spesso queste parole ripetute dai piccoli imprenditori che abbiamo incontrato in questi primi giorni nel territorio di Olbia, nord est della Sardegna. Il “capitolo” è quello delle decisioni strategiche sul futuro dell’isola, degli investimenti sulle sue infrastrutture, risorse, economie e intelligenze.

A riempire i giornali locali è il tema dei collegamenti che per l’isola diventano un bene sempre più prezioso: con tariffe salate e traghetti ridotti si prevede un calo del flusso turistico – perno dell’economia locale – del 20% (dopo il meno 30% dello scorso anno, ci hanno detto) nel 2012. La nuova flotta a conduzione pubblica, Saremar, pare già in crisi, con crediti di circa 12 milioni di euro, e il consiglio di amministrazione ha lanciato l’allarme: o aumentano le tariffe, o bancarotta. L’assenza di voli low cost per l’aeroporto cittadino non facilita i flussi turistici e a Olbia, punto nevralgico per il turismo regionale, porta della costa Smeralda, tutto questo pesa.

Eppure c’è chi serra i denti. Come i fratelli Fabio e Maurizio Deiana, dell’hotel Speraesole (che significa “raggio di sole” in sardo, un buon auspicio per noi pedalatori), che abbiamo incontrato in una località a 10 km dal capoluogo, a Murta Maria. Nella frazione siamo arrivati pedalando verso l’aeroporto, poi superando un ponte, mezzo chiuso, ridotto a una corsia (“è così da cinque anni”, ci hanno spiegato). Prima pasticceria artigianale, poi ristorante, poi struttura alberghiera, Speraesole ci ha mostrato che quelli sardi sono imprenditori al quadrato, capaci di sopperire con le proprie forze alle mancanze delle istituzioni rilanciando proposte e servizi (cominciano anche con i ciclisti e il cicloturismo). Ma le richieste alla politica rimangono impellenti, come testimonia questa video lettera di Maurizio Deiana al governatore Cappellacci (ci riceverà, a Cagliari?).

A Olbia centro, di fronte a un aperitivo, abbiamo conosciuto anche Antonio Mura, laureato a Milano e tornato nella città natale per seguire l’impresa di famiglia, storica produttrice di formaggi. Fiero della sua terra e della storia familiare, anche Antonio, che ha 31 anni e davanti una vita da imprenditore, denuncia l’impennata nei costi delle materie prime e la totale mancanza di una regia pubblica capace di condurre la produzione più tipica della Sardegna a un nuovo competitivo livello. Tutela del lavoro, però, al primo posto. L’Italia non è tutta Marchionne, ci è venuto da pensare, ascoltandolo. Secondo Maurizio lo rivedremo candidato fra qualche anno per portare avanti le istanze di una Sardegna diversa. Secondo me ha ragione. La sua video pedalata sarà a breve online su radiobici.it.

A Pasquetta abbiamo pedalato di buona lena fino a Porto Rotondo, per far salire sulla RadioBici, dopo Giuliano Pisapia, Piero Fassino e Matteo Renzi, anche il Cavaliere, a villa Certosa. Armati di un cactus – leggenda giornalistica vuole che fu Minzolini a portare a Berlusconi un cactus come omaggio alla sua prima visita in villa – abbiamo girato in lungo e in largo per trovarla: ma prima dei cancelli della magione (7 ettari, 26 stanze), a qualsiasi entrata, i carabinieri di guardia ci hanno spiegato che no, RadioBici non poteva passare, neanche per una foto. Il rifiuto non ci ha impedito di pedalare per tutta Porto Rotondo, confermando i nostri preconcetti: è forse il posto più brutto della Sardegna (“qui non è Sardegna, è continente“, ci ha detto un cameriere di un bar del centro). Ma la pedalata di ritorno a Olbia, sfiorando Golfo Aranci, ci ha regalato un tramonto ritemprante.

Non siamo invece riusciti ad andare a conoscere quello che ci hanno raccontato essere il Re di Tavolara, erede della famiglia Bertoleoni, autoproclamatasi nell’Ottocento sovrana di questa micro-isoletta nel golfo di Olbia, che abbiamo ammirato dalla spiaggia di Pittulongu. Tavolara è un concentrato di Sardegna: contiene una ex base NATO – simbolo di una forma di occupazione militare che ha segnato le vicende dell’intera regione -, ospita il regno più piccolo del mondo (sorto con la benedizione di Queen Victoria, secondo i Bertoleoni) e ha visto passare di lì i corsari, re e pescatori. Mancava RadioBici. Per ora resta un desiderio. Ci spostiamo a nord ovest.