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Orti in città. Il primo corporate garden di Milano e il verde che raddoppia

, 21 ottobre 2013
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Gli orti aziendali sono una invenzione del secolo scorso.

Li aveva voluti già Adriano Olivetti, che nei suoi sogni di illuminato imprenditore se li era immaginati come spazi di socialità e gratificazione per i suoi collaboratori. Ma ancora prima, nel villaggio proletario di Crespi d’Adda, sorto a fine ‘800 – oggi surreale patrimonio dell’Unesco, una visita è d’obbligo – ogni operaio ne aveva uno da far fiorire, a sostegno della famiglia.

Il nostro secolo urbano – in cui più del 50% della popolazione vive in città – ci riporta a interessarci degli orti e dell’agricoltura di prossimità alle metropoli, per ragioni ambientali ed energetiche, economiche e sociali: a Toronto per esempio il 40% dei cittadini possiede un orto; e a Manhattan pubblico e privato stanno trasformando tetti e piani dei grattacieli in orti verdi: sui top roof del Whitney Museum of Art o della Bank of America si trovano persino alveari per produrre il miele (il primo, se lo volete assaggiare, è anche in vendita qui), fenomeno da tempo presente anche a Parigi.

Aziende come Toyota, Pepsi, Google e Yahoo! hanno promosso lo sviluppo di orti aziendali utilizzando gli spazi che circondano i propri edifici amministrativi.

Sta per succedere anche a Milano: il primo progetto di corporate garden nascerà infatti presso il terrazzo E.ON, in zona Garibaldi. Sarà curato da SmartGarden, che ha raccontato il progetto in una conferenza di GreenPlanner sul tema Orti in città, presso Avanzi. Non è l’unico orto che ridisegna il panorama milanese: lo sapete che anche il Teatro Franco Parenti ne possiede uno? Si tratta del primo caso di orto al mondo costruito dentro un teatro e destinato proprio a chi ci lavora. Lo potremo ammirare meglio non appena terminati i lavori per il restauro della piscina Caimi. Per portare gli orti in azienda è nata anche una onlus: http://www.ortidazienda.org, che punta a valorizzare il ruolo dell’impresa come luogo di produzione di ricchezza sociale.

Il fenomeno degli orti urbani è stato anche abbracciato dalle amministrazioni locali.

A Rozzano, hinterland milanese, sono attivi 600 orti: una diffusione strategica, con una regia pubblica (parte dei progetti sostenibili di http://www.forumct.it, per una cintura metropolitana più sostenibile), che nasce come forma di welfare e coinvolge 5-6000 cittadini.

A Milano, nel 2013, sono stati indetti bandi per assegnare più di 400 orti (per esempio in via Rubicone, via Cascina dei Prati, via Gratosoglio, via Teresa Noce, in zona Parco delle Cave; attualmente ne è aperto uno per Zona 7, Bosco in città, e altri sono in programma). In città vi è anche l’ambizioso obiettivo di raddoppiare il verde, tramite un maggiore imboschimento dell’esistente (degli alberi arriveranno anche in piazza Duomo) e c’è chi si sta adoperando per portare l’apicoltura sui tetti di Palazzo Marino, tornando all’esempio parigino. Pareti verdi e tetti adibiti a giardini e orti possono contribuire a raggiungere l’obiettivo.

L'orto di Cascina Cuccagna - Foto di @ELEMARCHES, Instagram

Tanti progetti stanno nascendo anche dal basso.

In via Chiodi ci sono 25.000 mq di terreno che un privato, Claudio Cristofani, ha trasformato, con enorme successo, in orti familiari in affitto. In viale Piave 8 è stato avviato un progetto sperimentale di orti sul terrazzo di un condominio che sfrutta i lastrici solari e produce prodotti per tutti gli abitanti e, in prospettiva, anche per altri acquirenti (li troveremo anche all’Esselunga, di lì a pochi passi?). A Lambrate sono prossimi a partire i lavori per costruire 41 unità abitative a bassissimo impatto ecologico, senza cemento, che prevedono orti condivisi fra gli abitanti. L’auspicio è che sia pronto in tempo per Expo2015.

Chi è già al lavoro da qualche anno è poi Cascina Cuccagna, che ha restituito ai milanesi uno spazio agricolo in pieno centro, a porta Romana, trasformandolo in un luogo dove mangiare, incontrarsi, coltivare. Nella stessa direzione va il recupero delle cascine milanesi: 16 saranno nei prossimi anni riqualificate e affidate a progetti sociali, culturali e agricoli. La voglia di rimettere le mani nella terra è evidentemente sempre più diffusa: se anche voi ne siete vittime, tenete d’occhio terraXchange, prossimo al lancio, un portale online per l’offro-cerco sugli orti in città, mezzadria del terzo millennio. Riusciranno gli orti urbani a diventare stimolo per uno sviluppo più sostenibile degli spazi abitati e per un profondo cambiamento della nostra economia? Io sono ottimista.

Altri esempi e progetti di questo genere sono molto graditi nei commenti.