Il mio fantasma del Natale

Il mio fantasma del Natale, quest’anno, si è manifestato in Stazione Centrale

, 26 dicembre 2014
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Il fantasma del Natale quest’anno, per me, si è manifestato in un ragazzone in cui mi sono imbattuto ieri sera alla Stazione Centrale di Milano, mentre stavo andando a comprare il biglietto per tornare a casa dai miei, nella città dove sono nato e che ho lasciato otto anni fa. Con la bici pieghevole fra le mani, dalla M3 alla stazione, ho puntato verso l’ascensore che da qualche settimana permette a tutti, anche a chi come lui è in sedia a rotelle, di salire fuori, via dalle viscere della metro. “Finalmente l’hanno messo”, ha detto lui parlando all’aria. “Bene, bene”, gli ho risposto, raccogliendo quelle sillabe. “Ma dovevano farlo prima, anni fa. Quanti di noi non ce l’hanno fatta”, ha continuato, mentre si aprivano le porte e quel “quanti” scivolava rapido giù, con o senza punto di domanda non so. Però gliel’ho letto proprio in faccia, che era felice, di quella cosa che non si aspettava più, che a me risparmia un po’ di fatica e a lui, invece, cambia tutto. Gli ho premuto il tasto del piano, ho pure sbagliato, ed è toccato a lui dirmi cosa premere per uscire dove avevo in mente, come se in questa città ci fossi arrivato ieri, ciùla. Ho messo piede in Centrale col cuore più aperto, mentre ci scambiavamo un “auguri”. Nel Natale ognuno vede quello che vuole; da sempre è un momento dell’anno simbolico, rito dei riti, sacro o pagano, che ci fa fermare, ascoltare le rivelazioni attorno a noi, guardare in faccia chi ci è vicino e fare i conti con le propri evoluzioni. Il mio fantasma mi ha ricordato che sono fra i fortunati che possono sempre scegliere. Anche di stupirsi. “Si tratta di scegliere e una buona scelta vale sempre più di mille lamentele”, scriveva oggi il bravo don Gino Rigoldi. Ha ragione. Auguro a tutti noi tante buone scelte, da qui al prossimo Natale. Buone feste amici.