La campagna dentro Milano

Locanda Chiaravalle, il ristorante che sa di casa

, 10 febbraio 2015
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La Locanda Chiaravalle inizia a essere diversa già dal nome: “locanda” sa di casa, di posto familiare, di buono.

E buono questo luogo lo è davvero: l’anatra con i fichi secchi e la vellutata di castagne o la tartare speciale con il sedano rapa come antipasti; il risotto con lo zafferano e il midollo, i tortelli con le capesante e la zucca, la zuppa di cipolle rosse con il pane di Altamura come primi; il fagiano con noci e miele, la cotoletta con l’impanatura di grissini fatti in casa e il maialino cotto a bassa temperatura; la carne sceltissima del macellaio di fiducia che offre una Fiorentina deliziosa, un piccione o le braciole di vitello come secondi sono la testimonianza di una cura incredibile per gli ingredienti e di un amore sconfinato per una cucina che è di impeccabile sostanza.

In cucina infatti troviamo finalmente una fantasia raffinata, non galoppante come vuole la maggior parte dei ristoranti di Milano che si fregiano di fare alta cucina e mettono in tavola una gastronomia senza freni che fa sentire i commensali inadeguati. C’è attenzione, insomma, per una creatività che rispetta i sapori e per il cliente, che viene coccolato da un servizio cortese ma non invadente e da un ambiente coerente con quanto offre il Menu: elegante ma allo stesso tempo fortemente legato alle cose semplici, una cascina riadattata all’uso che ha voluto tenersi le panche e i pavimenti di un tempo, una struttura che sa più di casa che di attività economica.

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Si viene qui per assaggiare un’Altra cucina, proprio come recita il sottotitolo di Locanda Chiaravalle, per capire cosa vuol dire vera accoglienza, per provare come una nuova voce interpreta un ingrediente a noi caro (come il risotto, per esempio), per innamorarsi dello spazio e del tempo che qui un po’ si ferma, fra le mura che fanno eco a una campagna che è Milano, che è vita e respiro, e si viene anche per la bellissima passeggiata dopo cena nel verde circostante, sotto i salici piangenti che guardano all’Abbazia di Chiaravalle.

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Nonostante il luogo magnifico dove sorge, che sicuramente aiuta a creare un effetto magico, di stacco totale dal caos della vita urbana, non deve essere stato facile costruire la Locanda Chiaravalle perchè il rischio era quello di farne un appendice anonima e scontata a un luogo storico come quello dell’Abbazia, un parcheggio facile per turisti venuti a fare altro.

E invece. E invece il bene che questi proprietari vogliono al territorio ce lo troviamo tutto nel piatto, sono gli ingredienti che raccontano il luogo e non viceversa, nulla è scontato e anzi, la Locanda Chiaravalle diventa un modo per raccontare la memoria storica di Milano, un prolungamento – o un’anticipazione – della bellezza che lo circonda  e un omaggio alle bellissime cose semplici di una volta, con uno sguardo che però va al futuro e a una fantasia che non stona con la tradizione ma che anzi la riprende e la reinventa così da non dimenticarla. E così una ricetta diventa un modo per ricordare.

Non è forse questo che ci aspettiamo da un piatto ben fatto?