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	<title>Social Milano - il blog di Alessio Baù</title>
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		<title>Alemanno, la satira e il finto profilo Twitter. Cosa succede con i fake politici all&#8217;estero? (e un pensiero a #Sucate)</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 03:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per lavoro e passione <strong>osservo</strong> come aziende, giornalisti, opinionisti, istituzioni e politici dialogano nei social media.</p>
<p>Ieri mattina, complice l&#8217;arrivo della <strong>neve a Roma</strong> (dopo la visita milanese: qui tanto freddo, ma pochi disagi), ho seguito i tweet del canale ufficiale del Sindaco della città, <a href="https://twitter.com/#!/AlemannoTW" target="_blank">Gianni Alemanno</a>. Scorrendo la pagina l&#8217;impressione avuta da un tweet, <a href="https://twitter.com/#!/alessiobau/status/165397049590812673" target="_blank">che ho segnalato</a>, era di una attività vivace, ma un po&#8217; sopra le righe (<a href="https://twitter.com/#!/alessiobau/status/165397049590812673" target="_blank">Twitter non è un fax, appunto</a>). L&#8217;emergenza neve ha poi preso il sopravvento, e #nevearoma è diventato l&#8217;argomento più discusso del giorno sulla piattaforma. <a href="http://twitter.com/doonie" target="_blank">Dino Amenduni</a> ha scoperto che la fonte di molti di questi tweet a tema, almeno inizialmente, era univoca, e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/lattacco-alemanno-zingaretti-profili-finti/188823/" target="_blank">ha ipotizzato uno scenario che andava ben oltre i risvolti meteorologici e ne svelava di politici</a>. <a href="http://www.lettera43.it/tecnologia/web/38684/alemanno-twitta-da-solo.htm" target="_blank">Con lui anche Tommaso Labate</a>. C&#8217;è, infine, stata una smentita dei diretti interessati, che hanno sostenuto di essere stati, a loro volta, vittime di un&#8217;operazione progettata da altre persone, come a screditare la comunicazione social del Sindaco. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/lattacco-alemanno-zingaretti-profili-finti/188823/" target="_blank">Andatevi a leggere i dettagli</a>.</p>
<p>Non voglio però soffermarmi qui: verranno fatte le opportune verifiche. Non mi soffermo neanche sul profilo <a href="http://twitter.com/aledanno" target="_blank">@aledanno</a>, creato ieri pomeriggio per rilanciare, molto chiaramente e senza filtri, tweet critici contro il Sindaco di Roma. O sulla diffusione di <a href="http://youtu.be/_OH5QNIDKFw" target="_blank">questo video</a>.</p>
<p><strong>Il vero caso</strong> che mi ha colpito e che sono sicuro farà discutere, è stata però la nascita, nella tarda serata di ieri di <strong>un account &#8220;finto&#8221;, un &#8220;fake&#8221; in piena regola, a tema Alemanno</strong>: questo <a href="https://twitter.com/#!/AIemannoTW" target="_blank">https://twitter.com/#!/AIemannoTW</a>. A volte basta una sola lettera di differenza (&#8220;I&#8221;) per generare molto chiasso.</p>
<p>Oppure basta una svista: <strong>#Sucate, vi dice niente?</strong> Come sapete durante la campagna elettorale milanese 2011 ho fatto parte dello staff digital di Giuliano Pisapia, vivendo da vicinissimo l&#8217;esplosione di quel fenomeno, che seguiva quasi a ruota quello dei #MorattiQuotes (al tempo noi dello staff <a href="https://twitter.com/#!/pestoverde/status/73874168051015681" target="_blank">ci eravamo talmente divertiti che ci eravamo fatti persino le t-shirt a tema</a>). L&#8217;uno oggi e l&#8217;altro ieri sono casi diversi, ma li lega la medesima natura di <strong>libera presa in giro del potere</strong>. Satira. Satira collettiva. Il profilo &#8220;fake&#8221; di Alemanno ha infatti prodotto tweet <strong>palesemente</strong> satirici. <a href="https://twitter.com/#!/AIemannoTW/status/165559259654930432" target="_blank">Il mio preferito</a>: &#8220;<em>Invito i cittadini romani in difficoltà a segnalare la loro posizione  rispondendo a questo Twitter. Per cortesia spargete la voce. E il sale</em>&#8220;.</p>
<p>A cadere nel tranello è stata anche la conduttrice <a href="https://twitter.com/#!/ritadallachiesa" target="_blank"><strong>Rita Dalla Chiesa</strong></a>, che nel pomeriggio aveva twittato all&#8217;account (vero) del Sindaco le sue <a href="https://twitter.com/#!/ritadallachiesa/status/165497113566904320" target="_blank">considerazioni critiche</a> sulla gestione del problema neve. Poi, a provocarla, a un certo punto, è arrivato il tweet dell&#8217;Alemanno &#8220;fake&#8221;: &#8220;<em>EMERGENZA NEVE: PREGHEREI <a rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/ER_PALETTA">@<strong>ER_PALETTA</strong></a> DI SGOMBRARE IL VIALETTO DI <a rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/ritadallachiesa">@<strong>ritadallachiesa</strong></a> PER CORTESIA</em>&#8220;.</p>
<p>Di qui, una querelle quasi surreale fra la conduttrice e il falso Sindaco. Anche <a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/02/04/foto/neve_battibecco_alemanno-dalla_chiesa-29305290/1/" target="_blank"><em>Repubblica Roma</em> ci è cascata</a>, così come molti <a href="https://twitter.com/#!/claudiha72/status/165574985140805632/photo/1" target="_blank">lettori del feed</a> della conduttrice.</p>
<p><script src="http://storify.com/alessiobau/la-vicenda-del-profilo-fake-di-alemanno-su-twitter.js?template=slideshow"></script><noscript>[<a href="http://storify.com/alessiobau/la-vicenda-del-profilo-fake-di-alemanno-su-twitter" target="_blank">View the story "La vicenda del profilo fake di Alemanno su Twitter/1" on Storify</a>]</noscript> Per chi ha osservato il susseguirsi degli eventi, da fuori, la cosa è stata perfidamente spassosa, spuntata, ancora una volta, da un&#8217;idea discussa ore prima <a href="http://www.friendfeed.com" target="_blank">su Friendfeed</a> (l&#8217;utente originario, se volete, cercatelo: non è quello il punto). Insomma: quasi un #Sucate 2, il ritorno.</p>
<p><strong>Il Sindaco di Roma e il suo staff, però, non hanno affatto gradito.</strong> Anzi. All&#8217;una e due minuti hanno scritto: &#8220;<em><a title="#romaneve" rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23romaneve">#romaneve</a> <a title="#neveroma" rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23neveroma">#neveroma</a> &#8211; dopo i finti fans ora il finto Alemanno CRETINI &#8211; partita denuncia &#8211; <a rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/AIemannoTW">@AIemannoTW</a></em>&#8220;, a cui hanno fatto seguire un tweet con un allarmato <a href="http://www.facebook.com/notes/gianni-alemanno/comunicazione-urgente/10150524269363683" target="_blank">comunicato ufficiale sulla Pagina Facebook del Sindaco</a>.<strong> </strong>Insomma, è stata <strong>annunciata una denuncia</strong> per chi ha ordito le trame.  <script src="http://storify.com/alessiobau/la-vicenda-del-profilo-fake-di-alemanno-su-twitter-1.js?header=false&amp;sharing=false&amp;border=false"></script><noscript>[<a href="http://storify.com/alessiobau/la-vicenda-del-profilo-fake-di-alemanno-su-twitter-1" target="_blank"></a>]</noscript></p>
<p>Mi domando: <strong>ha davvero senso arrivare a tanto?</strong></p>
<p>Mi sono risposto riportando alla mente alcuni casi non italiani. Secondo me qui c&#8217;è da imparare.</p>
<p>Cito il mio preferito. <strong>Rahm Emanuel</strong>, ex capo di Gabinetto di Obama alla Casa Bianca, è, dallo scorso anno, il Sindaco di Chicago. Prima della sua proclamazione, <a href="https://twitter.com/#!/rahmemanuel" target="_blank">accanto al suo canale Twitter ufficiale</a>, per tutta la durata della campagna elettorale, Emanuel ne ha visto esistere <a href="https://twitter.com/#!/mayoremanuel" target="_blank">uno fake che gli faceva letteralmente il verso</a>, storpiando o volgarizzando le sue dichiarazioni o <strong>inventandosele</strong> di sana pianta, con parecchia fantasia. <strong>Il canale era persino più seguito di quello suo ufficiale. </strong>Rahm Emanuel reagì proponendo, a una settimana dalle elezioni, in diretta radio, all&#8217;autore del canale, di farsi vivo e <a href="http://content.usatoday.com/communities/onpolitics/post/2011/02/rahm-emanuel-chicago-mayor-twitter-reward-/1" target="_blank">rivelare la sua identità</a> appena passate le elezioni, promettendogli, se lo avesse fatto, di <strong>donare 5000 dollari a una causa di beneficenza</strong> scelta dallo stesso autore. Alla domanda del giornalista sull&#8217;argomento usò queste testuali parole:</p>
<p>“<strong>Are you kidding?</strong> This guy — or gal, whoever writes — <strong>has done a huge  following</strong> and a lot of people say I just read your tweet and I say huh?&#8221;. Trovate <a href="http://powerwall.msnbc.msn.com/politics/rahm-emanuel-determined-to-identify-vulgar-twitter-impersonator-1681472.story" target="_blank">tutto l&#8217;articolo qui</a>. <strong>Touché</strong>. E alla fine l&#8217;autore rivelò <a href="http://powerwall.msnbc.msn.com/politics/rahm-emanuel-twitter-impersonator-revealed-as-punk-editor-1682371.story" target="_blank">la sua identità</a> su <em>The Atlantic</em>.</p>
<p>Fra gli altri casi di &#8220;fake&#8221; eccellenti, segnalo anche il <strong>primo ministro inglese David Cameron</strong>, in versione cattivo cattivo ragazzo: <a href="https://twitter.com/EtonOldBoys" target="_blank">https://twitter.com/EtonOldBoys</a>. C&#8217;è anche un <strong>finto Nichi Vendola</strong>, per la cronaca: <a href="https://twitter.com/EtonOldBoys" target="_blank">https://twitter.com/#!/nikivendola</a>. &#8220;K&#8221; al posto di &#8220;ch&#8221;. E &#8220;<em>un ricordo commosso a Don Verzè</em>&#8220;.</p>
<p>Su questa vicenda del fake di Alemanno e della reazione del diretto interessato e del suo staff si innestano diversi livelli di riflessione: sulla legittimità di utilizzare i nomi, pur storpiati, di altri soggetti in rete; sull&#8217;opportunità o meno della presenza di certi politici nei social media; sulla maturità della società e della classe politica italiana nei confronti della satira. Comunicativamente, a mio avviso, <strong>una risposta c&#8217;è già</strong>: difficilmente questa reazione di Alemanno piacerà o disinnescherà il fenomeno del cattivo passa parola sul Sindaco o sul problema neve.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-977" title="Effetti indesiderati" src="http://www.socialmilano.org/wp-content/uploads/2012/02/Schermata-2012-02-04-a-04.02.21.png" alt="" width="532" height="235" /></p>
<p>Lo scorso settembre <a href="http://www.socialmilano.org/2011/09/nordic-techpolitics-2011-oslo-vuole-piu-democrazia-e-la-tecnologia-non-sta-a-guardare/" target="_blank">ho incontrato a Oslo</a> uno dei papà di <a href="http://personaldemocracy.com" target="_blank">Personal Democracy Forum</a>, <a href="https://twitter.com/#!/rasiej" target="_blank">il prof Andrew Rasiej</a>. Quando gli ho raccontato dell&#8217;esperienza fatta con Pisapia mi ha detto: &#8220;<strong>Digli di creare subito un account fake che lo prenda in giro. Meglio che lo faccia lui, prima che lo faccia qualcun&#8217;altro&#8230;</strong>&#8220;.</p>
<p><em><strong>***</strong></em></p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>Update</strong></em>: segnalo anche le riflessioni di <a href="http://www.lucaperugini.it/2012/02/03/twitter-nevearoma-analogie-con-il-caso-sucate/" target="_blank">Luca Perugini</a> e <a href="http://paz83.wordpress.com/2012/02/04/alemanno-il-fake-twitter-e-la-nevearoma/" target="_blank">Matteo Castellani Tarabini</a>.</p>


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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 02:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
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Le persone, dalle principali città che hanno assistito all&#8217;avvenimento (Verona, Milano), si sono riversate su Twitter e su Facebook per cercare notizie, trovare conforto e news.
Guardate più sotto, nel riquadro, com&#8217;è andata su Twitter.

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<p>Le persone, <strong>dalle principali città</strong> che hanno assistito all&#8217;avvenimento (Verona, Milano), si sono <strong>riversate su Twitter e su Facebook</strong> per cercare notizie, trovare conforto e news.</p>
<p><strong>Guardate più sotto, nel riquadro, com&#8217;è andata su Twitter.<br />
</strong></p>
<p>Da comunicatore, cosa ho ricavato da questa breve e rapida (<strong>e notturna</strong>) analisi?</p>
<p>1) &#8220;<strong>Twitter batte i giornalisti</strong>&#8220;. Sì, è vero, per forza. Grazie. Ma bisogna distinguere: giornalista non è solo il più rapido, è soprattutto chi verifica le fonti e approfondisce. Il dibattito sulla velocità o meno dei giornalisti rispetto a Twitter, in questo caso, <strong>è posto in modo superficiale</strong>. Il problema semmai è diverso: punto due.</p>
<p>2) Le redazioni delle agenzie e delle grosse testate dovrebbero prevedere <strong>una vera copertura notturna</strong>: questo di #terremoto è un piccolissimo caso, ma non si può pensare che il calo di visitatori online fisiologico durante la notte giustifichi una totale assenza di presidio, per ore e ore. Twitter in questo è un partner straordinario, prendete esempio dalla redazione del Guardian (forse i più bravi sul fronte digital).</p>
<p>3) Siamo <strong>malati di notizie</strong>, io per primo, che dopo meno di tre ore dalla scossa più violenta pubblico questo post di analisi. C&#8217;è una cura?</p>
<p>4) All&#8217;Italia manca proprio, ancora, <strong><a href="http://thelede.blogs.nytimes.com/" target="_blank">un The Lede</a></strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>CRONACA DI QUANTO LETTO NELLE PRIME DUE ORE DOPO IL TERREMOTO<br />
</strong></p>
<p><script src="http://storify.com/alessiobau/terremoto-nord-italia-25-01-12-tutti-svegli-su-twi.js?header=false"></script><noscript>[<a href="http://storify.com/alessiobau/terremoto-nord-italia-25-01-12-tutti-svegli-su-twi" target="_blank">View the story "Terremoto Nord Italia 25/01/12: tutti svegli su Twitter, da Milano a Verona" on Storify</a>]</noscript></p>


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		<title>Docu-Italy. Comincia il Cinemino</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
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<p>Riprendendo un&#8217;esperienza positiva nata alcuni anni fa in seno al gruppo dei Meetup milanesi (era l&#8217;ormai lontano 2008), abbiamo deciso di organizzare alcune nuove proiezioni e di rilanciare il format.</p>
<p><strong>Ci troviamo un martedì al mese</strong> e, in ogni occasione, proponiamo un documentario (o un film) che riteniamo<strong> racconti la nostra attualità, italiana e milanese</strong>, fuori dai grandi circuiti della distribuzione ma dentro un circuito di idee, visioni ed esperienze diverse.</p>
<p>Si chiama Cinemino perché ci piace che questo sia <strong>un momento raccolto</strong>, di coinvolgimento, in spazi che non sono veri e propri cinema ma si prestano a esserlo, nel centro della città.</p>
<p>Abbiamo fissato tre appuntamenti, per ora, contiamo di farne altri. Eccoli.</p>
<p><strong><a href="http://www.facebook.com/events/236104453132509/" target="_blank">Martedì 24/1/12 ore 20.45</a> &#8211; &#8220;Italy love it or leave it&#8221; di Luca Ragazzi e Gustav Hofer</strong></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/NnyFhSi5tPc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="http://www.italyloveitorleave.it">È la pellicola vincitrice</a> del Milano Film Festival 2011, un docu-film su un viaggio fatto di scoperte, amarezze e riconciliazioni. Sarà introdotto da un breve filmato di testimonianze e interviste &#8211; a cura di espatriati.it &#8211; a italiani che hanno deciso di lasciare il Paese. E a volte di tornarci.</p>
<p><strong>Martedì 21/2/12 ore 20.45 – &#8220;Il suolo minacciato&#8221; di Nicola Dall&#8217;Olio e &#8220;La casa verde&#8221; di Gianluca Brezza</strong></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/btWPqbq2cNM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/yUYCt8-e5zI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sarà una doppia proiezione sul tema del consumo del territorio. Con la presenza di Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (movimento <a href="http://www.stopalconsumoditerritorio.it">Stop al Consumo di Territorio</a>), di Milly Moratti, presidente dell’Associazione ChiAmaMilano e dei rappresentanti di <a href="https://isolapepeverde.wordpress.com/about">Isola Pepe Verde</a>, un gruppo di abitanti del quartiere Isola che collaborano quotidianamente per un verde “da usare e non solo da guardare”.</p>
<p><strong>Martedì 20/03/2012 ore 20.45 &#8211; &#8220;18 ius soli&#8221; di Fred Kuwornu</strong></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/-KEMgZGojOs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Un documentario sulle seconde generazioni in Italia. Con la presenza di Seble Woldeghiorghis e Medhin Paolos della <a href="http://www.secondegenerazioni.it">Rete G2 &#8211; seconde generazioni</a>, portavoce della campagna “L’Italia sono anch’io”, per promuovere i diritti dei nati in Italia da genitori immigrati.</p>
<p>Vi aspettiamo. Prenotazione obbligatoria: prenotoilcinemino@gmail.com.</p>


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		<title>Primi due giorni di Area C. Com&#8217;è andata secondo Twitter</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 01:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il lancio della prima congestion charge italiana, a Milano, è stato molto discusso anche su Twitter.  
Ecco raccolti 75 tweet che raccontano, secondo i milanesi, come sono state le prime 48 ore di #AreaC: cronache e impressioni.
I tweet sono in ordine dal più recente al meno recente.
[Leggi "#AreaC: com'è andata su Twitter" su Storify]
Update [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_gennaio_16/congestion-primo-giorno-traffico-1902875137709.shtml?fr=correlati" target="_blank">lancio della prima congestion charge</a> italiana, a Milano, è stato molto discusso <a href="https://twitter.com/#!/search/%23areac" target="_blank">anche su Twitter</a>. <strong> </strong></p>
<p><strong>Ecco raccolti 75 tweet</strong> che raccontano, secondo i milanesi, come sono state <strong>le prime 48 ore di #AreaC</strong>: cronache e impressioni.</p>
<p>I tweet sono in ordine dal più recente al meno recente.</p>
<p><script src="http://storify.com/alessiobau/areac-com-e-andata-su-twitter.js?template=slideshow"></script><noscript>[<a href="http://storify.com/alessiobau/areac-com-e-andata-su-twitter" target="_blank">Leggi "#AreaC: com'è andata su Twitter" su Storify</a>]</noscript></p>
<p><strong>Update 19/01/12.</strong> Assolutamente da leggere anche questa accurata analisi di Voices from the blogs: <a href="http://voicesfromtheblogs.com/2012/01/18/areac-piace-ai-milanesi/">http://voicesfromtheblogs.com/2012/01/18/areac-piace-ai-milanesi</a>.</p>


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		<title>Come muoversi a Milano in Area C senz’auto (ma con uno smartphone)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
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Come può la tecnologia aiutarci a muoversi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parte a Milano <a href="http://youtu.be/gQLMeBs94FU" target="_blank">la sperimentazione di Area C</a>, <strong>la congestion charge su modello londinese</strong> voluta dalla giunta Pisapia, prima del genere in Italia. Secondo le stime dei tecnici dovrebbe <strong>ridurre il traffico nel centro città almeno del 20% </strong>e al contempo <strong>favorire politiche e abitudini di mobilità dolce</strong>.</p>
<p><strong>Come può la tecnologia aiutarci a muoversi in centro città non usando la macchina?</strong> Ho raccolto qui le applicazioni che conosco e che non possono mancare negli smartphone di ogni milanese (che sia abitante o sia ospite), soprattutto da oggi in avanti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://itunes.apple.com/it/app/iatm-milano/id415637297?mt=8" target="_blank"><strong>iAtm</strong></a></span> (costo: gratis)</p>
<p>L’applicazione ufficiale dell’azienda trasporti pubblici di Milano per iPhone e iPad funziona bene. Gli ultimi aggiornamenti hanno <a href="http://itunes.apple.com/it/app/iatm-milano/id415637297?mt=8" target="_blank"><img class="alignright" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="iAtm, uno screenshot" src="http://farm8.staticflickr.com/7144/6704796953_5426865a03_o.png" alt="" width="230" height="346" /></a>di molto migliorato l’esperienza dell’utente e adesso<strong> è veramente facile trovare mezzi vicini e relativi orari, aggiornati in contemporanea</strong>. Quando si è di fretta è il massimo: grazie alla visualizzazione delle<strong> fermate in realtà aumentata</strong> basta posizionare la fotocamera dello smartphone davanti a sé per individuare tram, bus e stazioni della metro. Molto utile per chi &#8211; come me &#8211; tende a perdersi. Lo screenshot a lato mostra, <strong>ad esempio</strong>, le fermate di tram e bus che posso individuare con questa app dalla mia terrazza di casa, semplicemente puntando la strada. Una volta cliccato il mezzo preferito, dalla pagina dedicata è possibile conoscere i tempi di attesa e calcolare il proprio percorso. Estremamente semplice. Oltre alla mappa vi sono <strong>una sezione news</strong> e<strong> una di ricerca</strong> con le opzioni di calcolo percorso, ricerca linea, ricerca indirizzo, ricerca fermata e schema della rete metropolitana. Di questa applicazione esistono oggi anche le <a href="https://market.android.com/details?id=com.modomodo.mobile.matm" target="_blank">versioni per Android</a>, Blackberry e Windows, dal nome Atm Mobile. Mi dicono &#8211; non le ho provate &#8211; che queste versioni permettono anche di individuare i punti di <a href="http://www.atm-mi.it/it/guidami/Pagine/default.aspx" target="_blank">Car sharing</a> più vicini.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.muovimi.it" target="_blank">MuoviMI</a></span> </strong>(costo: gratis)</p>
<p><a href="http://www.muovimi.it" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 1px 4px; border: 0pt none;" title="MuoviMI per iPad" src="https://p.twimg.com/Ahn8G_qCAAA6w8D.jpg:large" alt="" width="265" height="199" /></a>Questa app per iPhone è nata <strong>prima di quella ufficiale </strong>ed è una validissima alternativa al prodotto Atm. La visualizzazione delle linee della metropolitana è <strong>graficamente molto azzeccata</strong>: con un dito è possibile percorrere le stazioni delle tre linee, e per ognuna conoscere immediatamente gli interscambi vicini con tutti gli altri tipi di mezzi (ma manca il bike sharing). Lo stesso processo si può fare con l’intera rete di trasporti: <strong>tutte le linee sono navigabili</strong>. Altro punto di forza è, a mio avviso, la visualizzazione delle notizie, che vengono costantemente poste in risalto grazie a una grafica facilmente riconoscibile da chi usa uno smartphone. <strong>Gli avvisi sono molto aggiornati</strong> e questa sensibilità è un grosso aiuto quando ci sono scioperi o disservizi. MuoviMI, inoltre, conserva le schede degli orari programmati nella cache, così da potervi accedere <strong>anche quando non si ha una connessione ad Internet</strong>.  Manca il classico calcolo dei percorsi, che per i nuovi arrivati in città potrebbe essere più che utile. La versione per iPad (in foto) <a href="https://twitter.com/#!/muovimiapp/status/151429259586568192" target="_blank">verrà rilasciata a breve</a>. L’autore è <a href="http://www.muovimi.it" target="_blank">Alessandro De Peppo</a>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://itunes.apple.com/it/app/mibici/id463445371?mt=8" target="_blank">miBici</a></strong></span> (costo: 0.79 cent) <em>oppure</em> <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://itunes.apple.com/it/app/bike-sharing/id469594572?mt=8" target="_blank">Bike Sharing</a></strong></span> (costo: 0.79 cent)</p>
<p><img class="alignright" style="margin: 1px 4px;" title="miBici" src="http://a2.mzstatic.com/us/r1000/119/Purple/78/08/2f/mzl.vfflcdbv.320x480-75.jpg" alt="" width="192" height="276" />Per gli amanti del bike sharing <strong>miBici</strong> è immancabile. <strong>Molto intuitiva</strong>, fornisce informazioni sulle stazioni più vicine, il numero di bici disponibili e <strong>il numero di spazi vuoti</strong> dove agganciare la bicicletta quando si vuole restituire. Calcola i percorsi di distanza fra l’utente e il punto BikeMi desiderato e presenta tutta la lista delle stazioni al momento disponibili. Le sezioni informative, <strong>come quella sulle tariffe</strong>, sono molto utili per chi è alle prime armi col servizio di bike sharing. <strong>È disponibile anche per iPad</strong>. L’autore è <a href="http://www.marcopisani.it/mibici/index.html" target="_blank">Marco Pisani</a>.</p>
<p>Anche <strong>Bike Sharing</strong> consente di individuare le stazioni BikeMi di interesse, di scoprirne distanza e disponibilità. <strong>Graficamente mi piace di più della precedente app</strong>, ha un tocco più ricercato. Attenzione: richiede l&#8217;iOS 5.0 o successive. Ha una sua <a href="http://www.facebook.com/pages/Bike-Sharing/271620139536196" target="_blank">pagina Facebook</a>. L’autore è <a href="http://www.linkedin.com/in/netrace" target="_blank">Giorgio Marziani de Paolis</a>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://itunes.apple.com/it/app/carpooling.it/id417408002?mt=8" target="_blank"><strong>Carpooling.it</strong></a></span> (costo: gratis)</p>
<p>L’app del <a href="http://www.carpooling.it/" target="_blank">sito carpooling.it</a>, <strong>molto ben realizzata</strong>, permette di individuare persone che vogliono condividere un viaggio in auto, per tragitti brevi o lunghi. Può essere molto utile per chi vuole <strong>dividere la spesa di viaggio</strong> (benzina, autostrada, congestion charge, ecc., importante specialmente <strong>per chi viene a lavorare in città da fuori</strong>), abbattendo i costi e il proprio impatto ecologico. Senza dimenticare che il carpooling, ancora poco diffuso in Italia, favorisce anche <strong>la socialità</strong> (certo: selezionate prima le persone con cui partire, non andate a caso). L’app è <a href="https://market.android.com/details?id=com.carpooling.android.it" target="_blank">disponibile anche per Android</a>, oltre che <a href="http://itunes.apple.com/it/app/carpooling.it/id417408002?mt=8" target="_blank">iPhone e iPad</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://itunes.apple.com/it/app/carpooling.it/id417408002?mt=8"><img class="aligncenter" title="Carpooling.it App" src="http://a2.mzstatic.com/us/r1000/097/Purple/8c/35/16/mzl.popodmpp.320x480-75.jpg" alt="" width="334" height="480" /></a></p>
<p>Spero che la lista sia utile ad affrontare meglio questi primi mesi di sperimentazione con meno macchine e più mezzi pubblici e biciclette.</p>
<p>Spero anche che vengano creati <strong>nuovi prodotti smartphone</strong> utili alla mobilità alternativa. Un esempio molto creativo l’avevo scoperto<strong> l’estate scorsa a New York</strong>, relativamente ai taxi: <a href="http://www.cabsense.com" target="_blank">si chiama Cab Sense</a> e indica gli angoli dove, in base ai calcoli statistici e Gps, è più facile riuscire a prendere un taxi nella Grande Mela. <strong>Geniale</strong>.</p>
<p>Infine, tornando su Area C: chi vuole individuare i parchimetri dove poter pagare la congestion charge (uno dei modi con cui si può pagare, <a href="http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrary/Per+Saperne/Per+Saperne/Area+C/Modalita+di+pagamento/" target="_blank">ce ne sono diversi altri</a>) si può servire di <a href="http://allegati.comune.milano.it/Comunicazione/AreaC/mappa_parcometri(20dic2011).pdf" target="_blank">questa mappa in pdf</a> presente nel sito del Comune. Potrebbe essere utile farne una app dedicata, sicuramente sarebbe apprezzata. <strong>Programmatori, siete in ascolto?</strong></p>


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		<title>“C” come Cambiare Milano (o come Cosa urli?)</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 19:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera sono stato all’incontro organizzato dall’amministrazione  comunale per spiegare ai cittadini di zona uno il provvedimento di congestion charge Area C. È il primo di una serie di incontri pubblici (dopo  i 90 privati effettuati nei mesi scorsi con 77 associazioni e categorie  cittadine), in vista del lancio ufficiale del 16 [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera sono stato all’incontro organizzato dall’amministrazione  comunale per spiegare ai cittadini di zona uno il provvedimento di <a href="http://www.areac.it/" target="_blank">congestion charge Area C</a>. È il primo di <strong>una serie di <a href="http://www.facebook.com/notes/giuliano-pisapia-sindaco-x-milano/area-c-gli-assessori-incontrano-i-cittadini-nelle-zone-9-appuntamenti-per-far-co/332543996764543" target="_blank">incontri pubblici</a> </strong>(dopo  i 90 privati effettuati nei mesi scorsi con 77 associazioni e categorie  cittadine), in vista del lancio ufficiale del 16 gennaio. Stop in  centro a euro 1, 2 e diesel euro 3, 5 euro per tutti, 40 ingressi gratis  e poi 2 euro per i residenti, 3 euro per chi necessita di entrare con  merci. <a href="http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrary/Per+Saperne/Per+Saperne/Area+C/Regolamentazione+accesso/" target="_blank">I dettagli qui</a>.  Il provvedimento punta a decongestionare il centro dal traffico (i  tecnici hanno previsto una riduzione del 20-30% del numero di vetture), <strong>per favorire la mobilità dolce</strong>,  a cui per altro saranno dedicati tutti gli introiti (mezzi pubblici,  interventi per la ciclabilità, sicurezza, ecc.). L’obiettivo futuro è  quello di estenderne la logica anche a una parte più grande di città.  Ma, per ora, si parte dal centro. <strong>C</strong>.</p>
<p>Premessa. <strong>Io a Milano mi muovo da anni solo in bicicletta</strong> (da  zona 4), oppure con i mezzi. Lavori, spesa, visite mediche, amici,  cinema, qualunque cosa. Quando non posso fare altrimenti mi capita di  prendere un taxi, se voglio proprio trattarmi bene, una volta al mese.  Non ho bambini piccoli, faccio una vita frenetica come molti milanesi e  ho capito che, nonostante pavé e automobilisti a volte poco educati, la  bici è il mio destriero, sicuramente il mezzo più veloce per muovermi  nella (piccola grande) Milano. <strong>Ho impostato la mia vita anche su questo, Milano me lo permette. </strong>Non faccio fatica: mi diverto, persino (i miei polmoni così così).</p>
<p>Apprezzo dunque lo sforzo di trovare una via per ridurre con  misure anche antipatiche il traffico: a Milano ci sono macchine ovunque.  <strong>La città ha un tasso di motorizzazione di  circa 60-70 auto ogni 100  abitanti,  cioè da due a tre  volte la media delle altre città europee </strong>(da Londra a   Berlino, da Barcellona a Parigi, a Copenaghen), <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/06/bicicletta-le-due-ruote-sono-un-occasione.html" target="_blank">come spiega bene qui</a> Eugenio Galli, presidente di <a href="http://www.ciclobby.it/" target="_blank">Ciclobby</a>. Mi piace che si dica che Area C è una <strong>sperimentazione</strong>,  che significa: proviamo, se non va bene correggiamo e miglioriamo o  cambiamo. Sicuramente è un punto di inizio, un primo passo. Chi  amministra ha ricevuto un mandato, promuove delle iniziative e dei  provvedimenti per cambiare in meglio la città. Non per cercare il  consenso a tutti i costi. E corregge il tiro, se serve: lo prevede. Ma  intanto agisce, come da mandato (e programma elettorale). Giusto?</p>
<p>Dunque, ieri sera.</p>
<p>Per la prima ora <strong>è stato impossibile cominciare l&#8217;incontro perché 20/30 persone non hanno permesso iniziasse</strong>:  schiamazzi, insulti, grida, offese urlate appena l’assessore  all’ambiente Pier Maran o altri a lui vicini hanno provato a parlare. Un talk show da pomeriggio  televisivo, basato sul canone dell’urlo libero: bruttissimo,  un po’ già visto, ma violento e gratuito.  Organizzato ad hoc. <a href="https://twitter.com/#%21/alessiobau/status/156476434435670016" target="_blank">In un tweet</a> ho definito il tutto fascista. Forse esagerando, ma assicuro: <strong>non si poteva parlare</strong>.  Fra gli urlatori pochissimi giovani, un consigliere comunale leghista  con una maglietta con scritta “Pisapia C hai rotto” (con foto di rito  sul palco: i 15 minuti di gloria&#8230;), ex An, signore di una certa età (“Ma  chi è questo?”, ha detto una guardando Paolo Limonta &#8211; signora che si è  persa questi ultimi 12 mesi di vita milanese, evidentemente), qualche anziano,  facce tristi, uno pesantemente ubriaco (non scherzo, non esagero:  chiedete a chi c’era). Poi, a sommarsi, c’è stato il problema della sala scelta, il  CAM di corso Garibaldi: troppo piccola. Errore di chi ha organizzato,  peccato. Mezza platea sulla porta. I malumori fomentati dalla claque  hanno fatto il resto: difficile partire, parecchi cittadini se ne sono andati.</p>
<p>Si è allora proposto, con grande fatica, di rimandare il tutto al  giorno dopo in una sala molto più grande (Camera del Lavoro o  addirittura piazza della Scala). Urla, “no”, “buffoni”, ecc (Buffoni?  Loro? Veramente?). Si è infine, a fatica, poi, deciso di spostarsi all&#8217;aperto  dove tutti i rimanenti potevano almeno starci, dopo un intervento tecnico  all&#8217;impianto audio per poter operare esternamente. Lì si è riusciti ad  ascoltare un po&#8217; meglio, prima Maran (che ha citato i dati  Amat sui numeri delle uscite dei residenti, ricavate dai dati delle  telecamere Ecopass, per cui la metà dei residenti non effettua più di 40  ingressi all&#8217;anno &#8211; dati fischiati), poi i vari cittadini, anche se gli urlatori hanno  proseguito stoicamente con &#8220;commenti&#8221; ad alta voce della peggior specie  (“Maran ti toccherà prendere una ambulanza”, “pirla”, “cazzate”, “paga  Pisapia” e altre brutture, senza argomentazioni). <strong>Difficile sentire anche i residenti, che giustamente avevano le loro critiche da fare. </strong>In generale molta maleducazione, molta malafede, poca voglia di ascoltare, brutto.</p>
<p>Entrando nel merito, ho ascoltato alcune critiche costruttive (per  esempio chi ha sottolineato: “Non voglio, come residente, essere  considerato un numero, un 20%, un 30%: ogni famiglia ha esigenze  diverse”, o la signora che ha lamentato della complessità nel processo  di pagamento come aspetto fortemente negativo: miglioriamo la burocrazia), ma in generale la mia  impressione è che il provvedimento sia (troppo?) <strong>in anticipo</strong> rispetto alla maturità del quartiere e probabilmente di Milano sul tema.  Tralasciando le modalità specifiche e i dettagli del provvedimento, su cui immagino si potranno fare vari aggiustamenti (esempio sui residenti che lavorano fuori città &#8211; è una sperimentazione, appunto&#8230;), il concetto emerso  limpidamente  &#8211; almeno in zona 1, la zona calda &#8211; è stato che la  macchina non si molla, per niente al mondo. <strong>E io ho fatto fatica a capire.</strong></p>
<p>Per la premessa che ho dato poco sopra, fatico per esempio a  comprendere la signora sessantenne che dice di non poter andare a far la  spesa a piedi o coi mezzi (serve la macchina per fare la spesa al  supermercato vicino a casa?). Dall&#8217;altro lato ho provato a mettermi<strong> nei panni </strong>di  chi lavora fuori dalla zona, ma faccio lo stesso fatica: ci sono i  mezzi (migliorabili ma ci sono). E per chi ha i bambini mi viene da  chiedere: ma i bambini non staranno meglio con meno macchine? Non  possiamo educarli a prendere i mezzi, accompagnandoli? L’asilo è davvero  lontano da casa per cui bisogna andarci in macchina? Certo non tutti i  casi sono risolvibili con della buona volontà: chi lavora in un&#8217;altra  città ha più bisogno di altri della macchina (e qui c&#8217;è il tema  dell&#8217;interscambio gomma-rotaia del treno, sui cui però il Comune, senza  interventi della Regione, non può fare molto), o chi ha la nonna  novantenne magari ogni tanto ha bisogno di usare la macchina (ma non  ditemi che portate la nonna ogni giorno fuori dal centro, dai&#8230;).  Dall&#8217;altro lato è anche vero che le deroghe devono essere date solo ai  casi di vero bisogno (disabili, turnisti che non hanno alternative,  ecc.), altrimenti il tutto si trasformerebbe in una farsa e non  fornirebbe nemmeno dati per capire quanto un provvedimento sia efficace o  meno circa gli obiettivi che si è proposto.</p>
<p><strong>Ho visto, sopra ogni cosa, una enorme difficoltà a cambiare mentalità e abitudini</strong>. In Italia quando si tocca la macchina si scatenano i peggiori istinti. Mi sbaglierò? Ripeto: sono un ciclista urbano, <strong>ho i miei limiti d&#8217;opinione</strong>. Vedo il mondo a due ruote, due gambe, così via. Però sono un cittadino milanese e <strong>faccio tutto benissimo senza macchina</strong>. E, al di là delle mie valutazioni politiche personali, questo è un elemento che traggo dalla mia esperienza quotidiana e che voglio condividere.</p>


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		<title>Chiediamo scusa a Luciano Rapotez con una legge contro la tortura</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 16:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
				<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[anpi]]></category>
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Qualche giorno fa, nel bar sotto Radio Popolare, ho conosciuto Luciano Rapotez, portavoce friulano ANPI, in visita a Milano per la proiezione di un documentario di cui è protagonista, con la regia di Sabrina Benussi.
Un partigiano si ascolterebbe per ore. Ma la storia di Luciano rimanda alla parola “resistenza” prima come attitudine caratteriale che come [...]


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<p>Qualche giorno fa, <a href="http://www.radiopopolare.it/" target="_blank">nel bar sotto Radio Popolare</a>, ho conosciuto <strong>Luciano Rapotez</strong>, portavoce friulano ANPI, in visita a Milano per la proiezione di un documentario di cui è protagonista, con la regia di Sabrina Benussi.</p>
<p>Un partigiano si ascolterebbe per ore. Ma la storia di Luciano rimanda alla parola “resistenza” prima come attitudine caratteriale che come elemento storico. La sua vicenda biografica descrive una persona dal coraggio esemplare. Lui, che oggi conta <strong>92</strong> anni, me l’ha raccontata di fronte a un succo di frutta e a una macchina fotografica. L’ha fatto spontaneamente, non è servito chiedere. Vicende come la sua reclamano passaggi di testimonianza, e mi sono trovato lì, a prendere appunti.</p>
<p>Dalla storia bisogna partire. Quella personale di Luciano Rapotez, almeno negli anni della Seconda Guerra Mondiale e dei suoi tragici strascichi sul terreno nazionale, è intensa e dura, ma simile a quella di tanti suoi coetanei. Cresciuto a Muggia, Luciano aveva operato in marina e, dopo l’8 settembre 1943, era diventato <strong>partigiano sul Carso triestino</strong>. Da sempre filo comunista, ha combattuto fianco a fianco con i compagni triestini e anche slavi, accorsi a fare la Resistenza. “Aver combattuto in Friuli dopo l‘8 settembre &#8211; mi ha detto &#8211; è come dire di avere combattuto in Germania”.</p>
<p>La ricostruzione, che seguì, fu aspra. Nel 1955 Luciano Rapotez venne fermato da alcuni poliziotti con l’accusa di un omicidio avvenuto, nel 1946, sul Carso. “Mai commesso”. Ma Rapotez, le sue posizioni, la sua storia (e quel nome), lo resero un ideale capro espiatorio.</p>
<p>Luciano venne torturato (cinque giorni e notti di pestaggi e sevizie fisiche e psicologiche spaventose) e portato a confessare un reato che non aveva commesso. <strong>Tre anni di carcere.</strong> Poi arrivò un processo che lo assolse, per insufficienza di prove. Dopo tre anni, un secondo processo lo liberò definitivamente. La Cassazione confermò. Ma il passato rimase presente, macchia indelebile.</p>
<p>La vicenda rovinò anche il suo matrimonio, e lui emigrò vent’anni in Germania. Solo da lì ebbe inizio la sua battaglia per <strong>chiedere allo Stato italiano le scuse e un risarcimento</strong> per quanto successo. Un caso da impugnare, per non continuare a doversi raccontare altre simili storie italiane.</p>
<p>Luciano Rapotez <strong>ha posto domande a tutti</strong>, spesso inevase da ministri e presidenti. Ha scritto molto. Ha fatto, del riconoscimento del reato di tortura in Italia, uno dei suoi fronti di inesauribile lotta civica. È espertissimo. Un libro del 1985 ricostruisce la sua vicenda, “Il caso Rapotez”: la prima edizione finì subito, “le copie della seconda &#8211; mi ha detto &#8211; vennero comprate tutte dal ministero dell’Interno”. In ogni caso, sia vero o meno, la sua battaglia è divenuta un simbolo.</p>
<p>A 92 anni non molla, anche se l&#8217;età lo richiederebbe. Al di là della sua vicenda processuale (“28 anni di processi&#8230;”) e delle inconsistenti risposte da parte delle autorità (“Ma i ministri li abbiamo fatti noi, io insisto, e la Costituzione è il mio riferimento&#8230;”), credo che il grande lascito di questo signore sia la denuncia del <strong>vuoto giuridico</strong> che lo Stato italiano continua a non sanare quando, in un contesto in cui emergono ancora episodi di tortura (il più clamoroso ha segnato il Paese, dieci anni fa: Genova G8 2001, scuola Diaz), non accoglie una legge specifica contro questo crimine intollerabile. Il disegno di legge è passato in Senato, per poi arenarsi: non ha mai avuto l’approvazione del Parlamento. Su questo anche organizzazioni come Amnesty International (<a href="http://50.amnesty.it/rapportoannuale2011/italia" target="_blank">leggete il rapporto 2011 sul nostro Paese</a>) sono sul piede di guerra, da tempo. Nel maggio scorso il governo Berlusconi ha rifiutato di proseguire quel lavoro.</p>
<p>Credo che il governo Monti, da cui ci si aspettano scelte rigorose con l’obiettivo di sanare i deficit economici, amministrativi e progettuali del Paese <strong>dopo anni di sciopero del buon senso</strong>, dovrebbe lavorare per introdurre al più presto il reato di tortura nella legislazione nazionale. Chiediamo scusa a Luciano Rapotez col diritto.</p>
<p>[Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/alessiobau/6370674751/in/photostream" target="_blank">Luciano Rapotez e l'assessore di Milano Lucia Castellano</a>]</p>


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		<title>C&#8217;è un sommergibile a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 23:53:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scatti speciali]]></category>
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		<category><![CDATA[leonardo da vinci]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 24 settembre scorso sono stato all&#8217;Open Day del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, grazie all&#8217;invito di un amico. In cinque anni qui, non c&#8217;ero ancora mai andato. 
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 settembre scorso sono stato all&#8217;Open Day del <a href="http://www.museoscienza.org/gallery/gallery.asp?gallery=133" target="_blank">Museo della Scienza e della Tecnica di Milano</a>, grazie all&#8217;invito di un amico. In cinque anni qui, non c&#8217;ero ancora mai andato. </p>
<p><strong>Il museo è una favola, qualcosa di cui questa città può andare fiera e che dovrebbe mettere maggiormente in risalto</strong>. Al suo interno c&#8217;è anche un sommergibile. <strong>Un intero sommergibile</strong>. Il &#8220;Toti&#8221;. Lui.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/alessiobau/6218848988/in/photostream"><img class="aligncenter" title="Il sommergibile nel cortile del museo" src="http://farm7.static.flickr.com/6038/6218848988_48f2f0661a.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Ieri ho fatto visita a <a href="http://www.guidotommasi.it/" target="_blank">Guido Tommasi</a>, che ha la sua redazione a pochi metri dal museo, in zona S. Ambrogio. Quasi per caso al centro della nostra conversazione è finito lui, il &#8220;Toti&#8221;. E, da editore quale è, Guido Tommasi mi ha raccontato la storia di come nel 2005 questo gioiello della tecnica sia arrivato <strong>dal mare a Milano</strong>, attraversando tutta la città. Per farlo passare hanno dovuto sradicare semafori e costruire ponti capaci di reggere 500 tonnellate. Un grande lavoro collettivo.</p>
<p>Su YouTube ho trovato due video che testimoniano quel<strong> surreale viaggio notturno </strong>del sommergibile nel cuore della pianura Padana. Unico.</p>
<p style="text-align: center;"><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/DHE1oK8ejy8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: center;"><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/P0UAwQAmTvo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>


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		<title>Un premio alla Blogfest 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 18:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato scorso, durante la Blogfest 2011, ho ritirato un premio (un Macchianera Blog Award) per conto di Giuliano Pisapia, votato dai blogger come Personalità in Rete dell&#8217;Anno. Emozione!
Il Sindaco non è potuto essere presente a Riva del Garda, ma ha scritto una lettera per ringraziare chi lo ha sostenuto in rete durante la campagna elettorale [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/macchianera/6208173014/in/pool-1817557@N22/"><img class="alignleft" style="margin: 2px 4px;" title="Blogfest 2011" src="http://farm7.static.flickr.com/6165/6208173014_c159cebbaa.jpg" alt="" width="263" height="350" /></a>Sabato scorso, durante la <a href="http://www.blogfest.it/" target="_blank"><strong>Blogfest 2011</strong></a>, ho ritirato un premio (un Macchianera Blog Award) per conto di <a href="http://twitter.com/giulianopisapia" target="_blank">Giuliano Pisapia</a>, votato dai blogger come <strong>Personalità in Rete dell&#8217;Anno</strong>. Emozione!</p>
<p>Il Sindaco non è potuto essere presente a Riva del Garda, ma ha scritto una lettera per ringraziare chi lo ha sostenuto in rete durante la campagna elettorale e dopo, in questi primi mesi di mandato.</p>
<p>Si tratta naturalmente di una grande soddisfazione per<strong> tutto il team digital</strong> che ha lavorato nel corso della primavera milanese a fianco di Giuliano e del suo staff, accompagnando un&#8217;onda di entusiasmo democratico che da Milano, anche grazie ai social media, ha toccato tutta Italia.</p>
<p>Questo premio va dunque condiviso in particolare con Michele Bergonzi, Paola Bonini, Massimo Chierici, Fabio La Rocca e tutti gli altri professionisti e volontari che si sono spesi <strong>con passione e impegno</strong> nel progetto.</p>
<p>Vi lascio alle parole di Giuliano Pisapia, dal minuto 55&#8242; circa. <strong>Grazie a tutti</strong>.</p>
<p><center><iframe width="400" height="295" src="http://www.youtube.com/embed/Nn17SdQXy7A" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>


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		<title>La rivoluzione italiana che abbiamo iniziato a costruire</title>
		<link>http://www.socialmilano.org/2011/09/la-rivoluzione-italiana-che-abbiamo-iniziato-a-costruire/</link>
		<comments>http://www.socialmilano.org/2011/09/la-rivoluzione-italiana-che-abbiamo-iniziato-a-costruire/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 13:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Baù</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet & the city]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[classe politica]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[rivoluzione italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono sentito chiamato in causa dalla lettura di “The case for an Italian ribellion” di Luca De Biase.  Credo che l’ex direttore di Nòva abbia trovato nel suo post parole per  dare forma a un pensiero comune di molti noi giovani italiani, laureati,  che ci interessiamo di innovazione, buona politica, ambiente, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono sentito chiamato in causa dalla lettura di <a href="http://blog.debiase.com/2011/09/the-case-for-an-italian-rebell.html" target="_blank">“The case for an Italian ribellion” di Luca De Biase</a>.  Credo che l’ex direttore di Nòva abbia trovato nel suo post parole per  dare forma a un pensiero comune di molti noi giovani italiani, laureati,  che ci interessiamo di innovazione, buona politica, ambiente, futuro,  magari in lingua inglese o francese. Noi che quando sentiamo il nostro  primo ministro parlare il più delle volte oramai ascoltiamo e pensiamo  “è alla frutta, ora basta”.</p>
<p>Io ho ventisette anni e negli ultimi venti ho assistito, con  crescente consapevolezza e senso di repulsione, al depauperamento del  vocabolario umano e civile di questo Paese. Ho visto, con molti miei  coetanei, <strong>l’asticella del buon senso abbassarsi</strong>, fino a toccare lo zero.  I problemi reali dell’Italia sono cresciuti esponenzialmente mentre i  falsi problemi riempivano l’agenda quotidiana. Questo è successo grazie a  un lento corrodersi della classe politica, di quella imprenditoriale,  del sistema informazione, dell’offerta culturale. Qualche giorno fa il  nostro ministro dell’Istruzione e della Ricerca ci ha ricordato quanta  impreparazione ci sia nel governo italiano. Da tempo mi chiedono, quando  succede di essere all’estero o di conversare online con qualche  contatto straniero, cosa aspetti l’Italia a cambiare marcia. Io,  ultimamente &#8211; <a href="http://www.socialmilano.org/2011/09/nordic-techpolitics-2011-oslo-vuole-piu-democrazia-e-la-tecnologia-non-sta-a-guardare/" target="_blank">come mi è successo a Oslo</a> &#8211; ho iniziato a dire che la  marcia, a fatica, si è mossa e che non rinuncio a vedere un futuro  migliore.</p>
<p>Capisco di sembrare ingenuo.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/alessiobau/5860664671/in/set-72157626696881101"><img class="alignleft" title="2 giugno 2011 a Milano" src="http://farm6.static.flickr.com/5196/5860664671_f4fa44a72b.jpg" alt="" width="333" height="500" /></a>L’idea di una “Italian  ribellion” è nell’aria da tempo. Timidi tentativi di contrasto pacifico  ma fisico, in qualche caso irruento, si sono registrati a Milano e a  Roma, senza alcun seguito. Credo siano da ricondursi a specifiche  sensibilità, particolarmente vessate dalla crisi economica la cui  gravità è d’altronde direttamente collegata all’azione dei governi  Berlusconi e alla fragilità dell&#8217;opposizione. Penso che un profondo moto nazionale di pacifica ribellione  democratica sia auspicabile: <strong>sarebbe fortemente liberatorio per gli  italiani che di visione e di prospettiva e di unità hanno molta sete</strong>. Io  stesso e i miei amici, per primi. Non è ancora successo e questo ha a  che fare certamente anche con l’alto senso di responsabilità delle  famiglie, uniche a tenere dritta la spina dorsale del Paese. Penso alla  famiglia nel senso di nucleo sociale affettivo, non dandogli una  connotazione cattolica, ma semplicemente culturale e storica. La società  italiana è tendenzialmente conservatrice. In un momento di estrema  fragilità come questo credo che tale caratteristica possa rappresentare  persino una risorsa. Ma la presenza di una struttura che bilancia i moti  più spontanei e irruenti non deve negare il sorgere di una rivoluzione  del pensiero. Basta ragionare in termini gattopardiani.</p>
<p>Nella primavera scorsa ho visto la marcia iniziare a cambiare.</p>
<p>A  Napoli, a Milano, innanzitutto, con la tornata elettorale, quelle  percentuali inattese. In tutta Italia, con quei referendum che hanno  chiaramente sancito un desiderio di nuove rotte. Con i movimenti in  difesa della dignità femminile. Penso che una larga parte di giovani  abbia individuato candidati credibili e cause importanti per cui  spendersi, senza più resistenza. <strong>Abbiamo messo in moto piccole  rivoluzioni democratiche.</strong> L’&#8221;Italian rebellion&#8221; potrebbe essere già  questo: il ricostituirsi di un tessuto di attivismo civico, culturale,  politico, qualcosa che è già partito dalle città e dall’incontro sul  territorio, con un sostegno anche delle nuove tecnologie (una socialità  ritrovata, come mi piace dire). È durissima. Ma stiamo andando bene.  Questo settembre <strong>a Milano</strong> c’è stato un grande fiorire di iniziative  belle e sane: come i dibattiti sull’antimafia, le rassegne di cinema, la  crescita di interesse per le cascine e gli stili di vita sostenibili,  gli incontri in piazza sull’arte contemporanea, sul lavoro che manca,  sul futuro. Su Napoli ho sentito grandi cose. Si va piano &#8211; all’italiana  &#8211; ma senza melodrammi, per una volta.</p>
<p>Noi giovani siamo all’altezza dei nostri desideri. Chi ci  rappresenta lo capisca. La ribellione che ci interessa è quella  democratica: è già una rivoluzione.</p>


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