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Verso i 200.000 scatti per la città di Milano su Instagram. Ecco chi sono i dieci city-instagramer da seguire

Posted on 10 settembre 2012 by Alessio Baù

Ogni giorno raccogliamo decine di appunti fotografici grazie ai nostri smartphone. Instagram ha valorizzato questa abitudine aggiungendo a ciò che vediamo e condividiamo un filtro che amplifica il fascino di ogni immagine. È diventato, in poco tempo, un fenomeno planetario.

A comporre la narrazione delle nostre città, oggi, ci sono milioni di fotoreporter.

Non è un caso se, recentemente, gli organizzatori della Social Media Week hanno promosso un concorso dal titolo “Instagram Your City”, per raccogliere foto provenienti da tutte le città coinvolte nel festival internazionale – in Italia Torino – e scegliere le migliori proposte (le potete vedere qui). Ogni foto, una storia.

Quanto viene raccontata, Milano, sul social network di sharing fotografico più usato del momento?

Nella pioggia di tag che accompagnano ogni foto definirlo con certezza scientifica non è semplice, senza strumenti di monitoring ad hoc. Possiamo però rilevare che l’hashtag #igersmilano conta al momento oltre 129.000 foto caricate, in continua espansione; i tag #milano e #milan (spesso sovrapposti) contano rispettivamente più di 187.000 e di 188.000 scatti, con una crescita che punta rapidamente ai 200.000 scatti. Appuntamenti milanesi importanti, come la Settimana del Design o quella della Moda, hanno relativi hashtag tematici, con centinaia di altre evidenze. E più di 2200 persone seguono attivamente @igersmilano, canale punto di riferimento per chi considera quella degli appassionati di Instagram una vera e propria comunità urbana, che si conosce online e si frequenta dal vivo.

Sono dunque numeri importanti, ramificati in altrettanti rivoli tematici, tocchi e occhi diversi. Perdersi fra queste narrazioni è foriero di scoperte interessanti, ma una bussola è utile per trovare chi merita di essere attentamente osservato.

Milano è al centro dell’interesse di diversi instagramer. E questi, a mio giudizio, sono i dieci da seguire.

 

Skymino

Antica, moderna o contemporanea. L’aggettivo può variare, ma il soggetto scelto è sempre lo stesso: l’architettura, le sue forme ed evoluzioni più ardite. Il canale di Roberto, che è l’autore del blog http://skyminoshouse.blogspot.it, raccoglie i migliori skyline di Milano: http://web.stagram.com/n/skymino.

 

Tenebrogg

Giulio Giacconi è uno degli igers più seguiti fra quelli milanesi, con 39.000 follower. I suoi scatti mostrano il cuore pulsante della città, cioè le persone, descrivendone espressività, bisogni, sorprese e desideri. Ogni foto è davvero una storia: http://web.stagram.com/n/tenebrogg.

 

 

Andykate

Andrea è una delle amministratrici di @igersmilano, con Ilaria De Filippo e Orazio Spoto. Seguitissima. Ogni sua didascalia è fonte di aneddoti, citazioni, riflessioni. Ha un fresco e spiccato gusto del bello e un’attenzione speciale per la moda: http://web.stagram.com/n/andykate.

 

 

Zavarov76

Qui c’è la Milano della street art e dei fumetti, eredi di una grande tradizione cittadina, quella dell’illustrazione. Seguendo Leo Muti potreste arrivare a conoscere murales e graffiti di cui non conoscevate l’esistenza. Magari proprio nel vostro quartiere: http://web.stagram.com/n/zavarov76.

 

 

Black_hole_sun

Il canale di Stefano è privato, ma vale la pena conoscerlo. È un fotografo e si vede dalla sua capacità di scegliere quali storie raccontare. Nel suo canale tanti volti, corpi, baci rubati. E il bianco e nero a rimarcare ogni ruga: http://web.stagram.com/n/black_hole_sun.

 

 

Polylm

Geometrie, prospettive, simmetrie. Marco Lamberto ruba dettagli a Milano e li fa suoi, usando altri punti di vista per rimetterli in scena. Ha un occhio molto curioso e riflessivo, e utilizza una estrema cura nella post produzione degli scatti: http://web.stagram.com/n/polylm.

 

 

Tentatividiauro

Auro conosce questa città come le sue tasche. Ogni immagine spiega qualcosa di lei e qualcosa di Milano. Il suo è un canale molto social, ironico e spontaneo. Con tante facce, qualche bestiolina, molte scarpe e una predilizione per la zona del Trotter: http://web.stagram.com/n/tentatividiauro.

 

Dariomino

Dario Maria Dossena è un famoso doppiatore e attore, con un grande amore per le sorprese che riserva Milano: le scale dei palazzi, i tetti, gli effetti del tempo sui colori, i particolari storici. A volte nel suo canale ci trovate anche un po’ d’Europa (e Skymino): http://web.stagram.com/n/dariomino.

 


Katchuchung

La comunità filippina è la più numerosa fra quelle straniere presenti in città. Sbirciare fra gli scatti di Kate Tapallas è divertente per scoprire come vive e cosa piace a una giovane ragazza milanese di origine filippine. Molti sono scatti personali, ma anche da qui si può scoprire come cresce Milano: http://web.stagram.com/n/katchuchung.

 

Trammilano

Omen nomen. Trammilano ha una evidente passione per la rete di trasporto pubblico cittadina, che d’altronde non perde mai il suo fascino unico, storico. La città è in movimento, Instagram la segue: http://web.stagram.com/n/trammilano.

 

 

Se anche voi raccontate le vostre città attraverso un filtro vintage, aggiungete il vostro canale Instagram personale e magari anche il vostro instagramer preferito nei commenti.

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Edgeryders Conference a Strasburgo: + trasformazione, – crisi

Posted on 14 giugno 2012 by Alessio Baù

In questi giorni sono a Strasburgo per partecipare alla conferenza di Edgeryders, piattaforma online nata lo scorso autunno per aiutare il Consiglio d’Europa e la Commissione Europea a progettare nuove politiche pubbliche grazie al contribuito dei giovani del continente, tutti in rete grazie a questo think tank nato dal lavoro, fra gli altri, di Gilda Farrell e Alberto Cottica.

Anche Milano è qui in forze: per esempio ci sono Medhin Paolos dell’associazione G2, l’assessore alla mobilità Pierfrancesco Maran, Augusto Pirovano di Critical City, Stefano Stortone studioso dei processi di bilancio partecipativo. E altri ancora.

Fa piacere osservare che il sogno europeo ha idee giovani e si nutre di nuove proposte. Sul tavolo c’è la complessità di una società in profonda trasformazione, che ha bisogno di costruire nuove forme di accesso liberando le risorse e proteggendole dagli sprechi. Questa dimensione orizzontale è un passo verso una visione pubblica che renda evidente il potenziale di ognuno.

Qui sotto sono raccolti alcuni dei tweet che raccontano queste giornate. Si comincia col Day 1.

Si continua qui col Day 2: http://storify.com/alessiobau/edgeryders-conference-2012-lote-day-2.

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Dalla torre Galfa a palazzo Citterio: personale riassunto su Macao, che parte da un anno fa

Posted on 21 maggio 2012 by Alessio Baù

Ci sarebbe molto da interrogarsi sul perché le torri siano diventate nel nostro Paese luoghi simbolo di protesta, megafono del disagio di questi anni in crisi. Negli ultimi sei mesi a Milano la parola “torre” ha sempre riportato alla mente la protesta dei lavoratori dei treni notte, arrampicati a vedetta di quel binario 21 che univa, dopo mezzanotte, nord e sud d’Italia. E prima ancora, a vedetta, su altri edifici della città, erano saliti studenti e ricercatori, contro il precariato.

Da quindici giorni è un’altra “torre” a riempire le chiacchiere dei milanesi. Difficile non notarla: prima spenta, stranamente invisibile fra le due vicine più grandi (il Pirellone e il nuovo Palazzo della Regione Lombardia), a pochi metri dalle nuove vette del quartiere Garibaldi; poi improvvisamente illuminata di blu, come un acquario o una navicella, scesi sulla stazione Centrale. Dalla bici, di sera, si riusciva a intravederla fin dalla Circonvallazione interna: un faro al neon in quella zona che solitamente, quando cala la notte, ha in fondo poco da offrire che non sia la fila dei taxi, la bella tribù degli skater, qualche amante a ore negli alberghi più brutti della città.

Di occupazione i Lavoratori dell’Arte parlano da circa undici mesi. Con divergenze, all’interno di questo gruppo, che rimane di complessa individuazione e che nel tempo di un anno ha perso la maggior parte dei suoi membri originali, degli inizi. Lo scorso luglio era stato diffuso un comunicato del gruppo (con una appendice sulla politica culturale milanese) che presentava fra i primi firmatari diversi operatori del settore che si sono nel tempo sfilati. Dei primi firmatari mi risulta ne siano rimasti cinque su quindici. Lo so perché una delle prime informali riunioni di questo gruppo è avvenuta sotto i miei occhi, appunto undici mesi fa. Sulle intenzioni, nel gruppo, i pareri erano diversi, ma una piccola parte era già schierata per una occupazione: “Dobbiamo fare come al teatro Valle”, dicevano, fra le altre cose. Ricordo allora di aver suggerito, da osservatore estraneo al progetto, di cercare piuttosto degli interlocutori, dato anche il cambio di governo della città. Ma la questione era rimasta aperta.

Col tempo la via dell’occupazione si è fatta evidentemente strada, con un primo test – lo ricordereteal Pac lo scorso dicembre. Nel frattempo assemble e incontri, che io non ho seguito, finché non ho appreso della torre blu. A occupare Macao lo scorso 5 maggio si sono presentati in un centinaio: tanti. Così scrivevano i Lavoratori dell’Arte a fine settembre, circa otto mesi prima: “Il Documento dei Lavoratori dell’Arte esprime la convinzione che sia necessario conquistare all’arte e alla cultura lo status di beni comuni e vuole rappresentare un punto di partenza per sviluppare pratiche e discussioni intorno alla necessità di costruire un nuovo welfare culturale. Per questo motivo, noi Lavoratori dell’Arte, dobbiamo cercare di esplicitare con chiarezza le condizioni di precarietà in cui ci troviamo ad operare. Specialmente laddove il termine precarietà appare ormai inflazionato, è necessario invece riconoscerne le dinamiche, l’ambivalenza, l’estensione e le forme. Del resto, in un momento in cui la crisi ha acuito la gravità delle nostre condizioni, dobbiamo partire da una diagnosi lucida per mettere in campo contromisure efficaci“. È una analisi chiara, che, sulla carta, chiede concretezza, parla di pratiche e richieste di un nuovo welfare culturale.

L’occupazione della torre Galfa, edificio di 32 piani, ex sede di una banca, chiuso da quindici anni e dal 2006 di proprietà della Fondiaria Sai di Ligresti, ha richiamato molte persone a visitare il grattacielo e a chiedersi cosa farne di tanto spazio inutilizzato ridato alla città, alla gente.

Il progetto chiamato Macao – che pre-esisteva all’occupazione e ad aprile aveva già lanciato un bando per raccogliere idee per un nuovo centro per le arti a Milano – ha creato aspettative enormi, alimentate e dalla effettiva mancanza di spazi di tal genere e dalla efficacia delle scelte comunicative di chi si è impegnato sulla torre: in primis la mistica del luogo, capace di mettere a tutti noi in testa mille idee e due grandi ali, da cui vedere, dall’alto, il futuro della città che vorremmo (“Si può anche pensare di volare”, diceva lo striscione srotolato lungo il fianco della torre) e quello che non vorremmo (lo strapotere della lobby immobiliarista, con ancora nella memoria la ferita di Isola Art Center); in secundis il battage pubblicitario, col supporto di un grande passaparola, la partecipazione di testimonial importanti, il passaggio di musicisti del calibro degli Afterhours che hanno portato lì la loro arte, il tutto rilanciato da un massiccio uso dei social media. E poi Dario Fo, le feste riuscite, quel blu lunare che faceva pensare a Berlino.

Sono nati dei tavoli di lavoro, si è iniziato a parlare di progettare dentro i primi piani di questo immenso sogno di vetro. C’è chi ha piantato i semi per fare un orto, il gesto più forte e sensato che io abbia visto nei giorni in cui sono passato a Macao, molto incuriosito da tante energie e partecipazione. È evidente a tutti che ad essere stati richiamati non sono stati solo i frequentatori dei centri sociali, ma anzi tanti altri, fotografi, designer, giornalisti, artisti, attori, architetti, studenti giovanissimi. Una spontanea corale vivacità, che si era già vista nel maggio 2011 ma che nessun pretesto, da allora, era ancora riuscito a rilanciare, coaugolare e indirizzare, in questo modo, verso uno spazio, fosse esso fisico o immateriale. Questo è quanto di buono Macao ha generato, riflesso a mio avviso di una azione eclatante e di un bisogno urbano e generazionale, più che di una visione finalizzata a proporre nuovi strumenti, nuovi obiettivi. Dove è finito il tema del nuovo welfare culturale, quali le proposte?

Macao ha occupato uno spazio privato e sapeva per questo di avere i giorni contati, o quantomeno lo sapevano gli organizzatori dell’occupazione. Ho trovato affascinante il testo del professor Ugo Mattei sul tema pubblico/privato e bene comune: da non esperto di diritto ne colgo la carica ideale ma rimango perplesso di fronte all’interpretazione del giurista. “È stato esercitato – aveva spiegato pochi giorni dopo l’occupazione il prof. Mattei, che nella diffida fa riferimento anche a una sentenza del Tribunale di Roma dell’8 febbraio 2012 – un atto di cittadinanza attiva, per rivendicare uno spazio vuoto ai fini della collettività“. A quanto aveva scritto fin da subito l’avvocato Mirko Mazzali – lui alla guida della commissione Sicurezza a Palazzo Marino, da sempre vicino alle ragioni care anche a Macao – (“Chi occupa commetterà sicuramente un reato, lo accerterà un giudice. Chi costruisce grattacieli per lasciarli vuoti in ogni caso ha sicuramente torto“, sue recenti parole su Facebook), l’amministrazione comunale però poteva fare ben poco per evitare uno sgombero: “Il Comune giuridicamente, ripeto giuridicamente non può nulla - scriveva - per evitare lo sgombero. Quindi inutile accusare il Comune se avverrà lo sgombero. Poi si vedrà“.

Il dialogo con l’amministrazione c’è stato. La proposta del Sindaco Giuliano Pisapia, che si è presentato in assemblea sotto la torre Galfa nel pomeriggio dopo lo sgombero (gli occupanti attendevano lo sgombero per giovedì mattina, le forze dell’ordine sono arrivate il martedì; dopo essere usciti, i Lavoratori dell’Arte hanno occupato via Galvani, per tre giorni), è stata sensata. Pisapia ha detto di comprendere la portata delle richieste e la potenzialità del progetto Macao, ha messo al corrente dei progetti dell’amministrazione sul tema degli spazi (il lavoro in corso da mesi per portare gli spazi inutilizzati verso un uso temporaneo per associazioni è lodevole, giusta direzione da intraprendere per costruire con una prospettiva a lungo termine: consiglio di approfondire sul sito di TempoRiuso e sul sito del Comune), ha avanzato la proposta di utilizzare gli spazi dell’ex Ansaldo, in via Tortona, come Officine per la creatività per chiunque abbia voglia di costruire progetti culturali che possano arricchire Milano. Si potrebbe dire che ha teso la mano. Gli è stato risposto, fin dai primi minuti dopo il suo intervento, che il bisogno di Macao non è quello di uno spazio e che sotto la torre Galfa si stavano sperimentando invece forme di democrazia diretta, qualcosa di nuovo e autodeterminato. Sono sincero: mi sono cadute le braccia. In seguito è arrivato il rifiuto formale di partecipare all’incontro presso l’ex Ansaldo a cui anche i rappresentanti di Macao erano stati invitati dall’assessore alla cultura Stefano Boeri, per un confronto, un ragionamento, anche assieme alle altre realtà del panorama culturale e delle associazioni di Milano. Dario Fo ha, dopo questo diniego (solo una lettera per l’ex Ansaldo, senza replica o confronto), scaricato Macao e con lui – mi pare – diversi altri cittadini.

E sulla nuova occupazione, quella di palazzo Citterio, si è espresso oggi pubblicamente su Stefano Boeri: io condivido tutto.

Credo che la parte costruens di chi in Macao ha portato mattoni e coraggio (e anche i sogni, come scrive Massimiliano Perna, e anche il miracolo – come lo ha definito Marina Petrillo – di un concerto come quello di giovedì scorso) possa portare avanti le sue istanze senza quell’autoreferenzialità che rende monco il dibattito in Macao e attorno a Macao. Il non accorgersi che dopo vent’anni la disponibilità al confronto da parte di chi amministra è cambiata credo sia sbagliato: una forzatura. Le persone che portano avanti Macao hanno la grossa responsabilità di non far passare, specie fra i tanti giovanissimi che li guardano molto coinvolti, il messaggio che comunque la politica è lontana dalle istanze di chi vuole generare idee di cambiamento e cultura. Penso che queste esigenze vadano affrontate avviando progetti concreti, con un tetto legalmente riconosciuto sulla testa, passo passo, senza per forza inaridirsi in un civismo di facciata – che è sempre un brutto rischio – ma soprattutto pensando davvero a volare. Come farlo se non ponendosi in dialogo con chi può incidere sul futuro di Milano? Bisogna provare, difficile conoscere gli esiti a priori. Si decida cosa e come.

Ha scritto bene Virginia Ricci su Vice, dopo dieci giorni di torre Galfa: “Troviamo il modo per uscire con stile da quel grattacielo, uscire per strada, trovare un altro luogo, trovare uno spazio, ma prima trovare un fine“.

In origine il fine dei Lavoratori dell’Arte c’era. Si volevano azionare contromisure efficaci “per conquistare all’arte e alla cultura lo status di beni comuni” e “per sviluppare pratiche e discussioni intorno alla necessità di costruire un nuovo welfare culturale”. Forse si deve ripartire da qui: è già una montagna da scalare. Facendo rete.

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Come suona Milano? Una mappa. Coi suggerimenti di Andrea Rosso

Posted on 24 aprile 2012 by Alessio Baù

iTunes ha permesso, come forse mai prima, di trasformare le nostre vite in una eterna colonna sonora. Difficile staccarsi dalle cuffie, in città, dove ogni quartiere può suonare con note diverse, ispirate dalle più disparate esperienze. Quali le mie? Me lo sono chiesto. E qualche giorno fa, durante il Fuorisalone a un pranzo con altri blogger, ne ho parlato con Andrea Rosso, direttore di 55 DSL e discendente dell’impero Diesel, ospiti del Vinodromo di via Salasco.

Con Andrea ho in comune le origini (ci separano pochi chilometri: lui di Bassano del Grappa, io di Castelfranco Veneto – “allora parli dialetto anche tu”, mi ha detto, stringendomi la mano per presentarsi), un interesse per le vecchie foto in bianco e nero (a noi ha spiegato come, per realizzare la sua ultima linea, abbia utilizzato vecchi scatti presi dalle soffitte dei suoi collaboratori, testimonianze anni ’50 e ’60 di campagna veneta), una passione per le città e il viaggio (anche se i chilometri macinati da Andrea lo hanno fatto arrivare più volte alla sua meta del cuore, dove io non sono ancora mai stato: l’incredibile Giappone).

Andrea è anche un appassionato di musica e di Milano, dove ha uno dei suoi negozi. Così la proposta di tracciare insieme una ideale mappa di come suonano i quartieri di Milano gli è piaciuta. Il risultato è qui sotto: alcuni spunti sono miei, altri sono suoi. Lista incompleta, ma frutto di una simpatica chiacchierata.

Integrazioni benvenute!

MONTE STELLA
Alessio: Queen (“Bicycle”) | uno dei luoghi simbolo su cui s’arrampica Critical Mass Milano

TICINESE
Andrea: LCD Soundsystem (“All my friends”) | la traccia più adatta a raccontare la vita in Ticinese

BOVISA
Alessio: Calibro 35 (“Notte in Bovisa”) | in Bovisa gli anni ’70 non sono mai passati di moda

PORTA VENEZIA
Alessio: Lucio Dalla (“Milano”) | Porta Venezia è incontro, diversità, scambio, sorpresa

SAN BABILA
Andrea: Duran Duran (e tutta la musica che racconta gli ’80) | i paninari e “We are the best”

BICOCCA
Alessio e Andrea: Kraftwerk (“Computer Love”) | dove Milano sembra una metropoli

ISOLA
Andrea: Miles Davis + Herbie Hancock (“Watermelon Man”) | il quartiere più jazz, quello del Blue Note

CENTRALE
Alessio: Beastie Boys (“Body movin”) |  gli skater ne hanno fatto il loro paradiso

Andrea: più sound. I “revival” riproposti negli ’00 a Milano da Dj come Barbarella/Dafne; le serate coi Pulp; la new wave; gli Stereo Total

QUARTO OGGIARO
Alessio: Le luci della centrale elettrica (“Nei garage di Milano nord”) | melancolia milanese

DUOMO
Alessio: Giorgio Gaber (“La libertà”) | la primavera del 2011 ha segnato la città

PORTA VITTORIA
Andrea: Tommy Guerrero (“Blue Masses”) | ricordi dallo spazio Prada

BRERA
Alessio: Luigi Tenco (“Se stasera sono qui”) | il bar Jamaica e le passeggiate in Accademia

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TrafficCamp a Milano: chi c’era e di cosa si è parlato

Posted on 31 marzo 2012 by Alessio Baù

Il 17 marzo a Milano, presso l’Acquario Civico – uno dei lasciti dell’Expo milanese targato 1906 – c’è stato il TrafficCamp, il primo barcamp dedicato alla mobilità, in particolare quella sostenibile, promosso dall’assessorato alla Mobilità e ai Trasporti del Comune e da Atm, a due mesi esatti dall’avvio di Area C. A organizzarlo c’ero anch’io, con la mia amica e collega di Hagakure, Paola Bonini.

Mi sembra che l’appuntamento sia risultato particolarmente apprezzato: i commenti fuori e dentro la rete sono stati fin qui incoraggianti, per modalità e contenuti della giornata. Perciò grazie.

Tanti gli stimoli, le idee e i progetti presentati (attraverso la formula dei 5 minuti a speech, dalle 9.30 alle 17.30), con l’assessore Pierfrancesco Maran (e altri suoi colleghi, come gli assessori Daniela Benelli e Marco Granelli) in prima fila ad ascoltare, interagire con speaker e pubblico e presentare loro stessi progetti, in atto e futuri. Chiunque con un’idea concreta o una testimonianza sul campo – blogger, startupper, designer, cittadini digitali, architetti, imprenditori, ciclisti – è potuto salire in cattedra per condividerla con i presenti.


Ma chi c’era sabato in cattedra e quali temi sono stati proposti? Ecco i link utili per approfondire.

Gabriele FerraresiALLARGHIAMOLA ALLA 90/91! Da Ecopass ad Area C: il passaggio da pollution a congestion charge visto dai commenti su 02blog

Pierfrancesco Maran, assessore alla mobilità del Comune di Milano – Due mesi di Area C

Davide Bloise | Marco Quaggiotto | Sebastiano ScacchettiBikedistrict

Marco Mazzei#Salvaiciclisti

Daniela Mililli e Annalisa PapottiCarpooling. Come rendere le auto più piene e le strade più vuote. Anche a Milano

AuroIo lavoro #inmetro

Luigi Curini | Stefano IacusL’Area C nella Rete: un bilancio lungo due mesi

Dario ColomboSviluppo di un indice di compatibilità per la mobilità ciclistica

Iolanda Nanni, Coordinamento Provinciale Pendolari PavesiLa prima piattaforma software per i monitoraggi dell’utenza pendolare

Giorgio Marziani de Paolis – Bike Sharing App

Valeria Volponi, California BakeryChi va in bici ci guadagna

Carlo Barioli
 – Community Cars

Sanja LucicTestimonianze radiofoniche da Tokyo, Singapore e San Francisco

Stefano Agnellini
 – portaMI. Viaggiare in città in modo divertente e gratuito

Roberto PeiaDa Chicago all’Area C: i corrieri in bici consegnano una città più pulita

Federico Del Prete, Ciclobby
 – Case History: il cattivo uso dei media e impatto dell’automobile

Paolo ValentiMiracolo a Milano

Luca AlbaniEdiciclo Editore. Ritratto della casa editrice e dei suoi legami con Milano

Bruna Gherner | Luca GiorcelliProposte dei cittadini per migliorare la mobilità a Milano

Giulia Favero, Camera di CommercioPubblicaMente Milano 2030: un blog in movimento (per il futuro della città)

Emanuela Donetti – MobiRev: la rivoluzione nel modo di viaggiare

Marco Stegani, Studio Breznay – App Area C Milano

Luca Tosi, AMAT
 – Gli sviluppi smart della mobilità

Paola SucatoMamma a pedali

Fabio FimianiL’esperienza del trasporto pubblico deve trasmettere benessere

Andrea Latino, Greengeek – #Sentilamia

Enrico BonfattiCarsharing peer to peer

Daniele CerraMilano 2(ruote).0 – proposte disruptive per migliorare viabilità e vivibilità di Milano

Paolo d’AltanCoworking e sostenibilità per la città

Daniela Benelli , assessore al decentramento – Mobilità e Nuclei di Identità Locale

Matteo Vitali
 – Non tutti i parcheggi vengono per nuocere

Antonio Gradia
 – Sogno di una mobilità capovolta

Enrico BonizzoliMilano e la segnaletica NON sostenibile

Ercole GiammarcoCyclopride

Lorenzo BiniSkateCamp

Marco Granelli, assessore alla sicurezza
 – Mobilità e polizia locale

Massimo ConterGiroMilano

Maurizio GuagnettiRadioBici02.0

Carlo Grancini 
- In bici a Milano

Giacomo BiraghiLa soluzione ai problemi di mobilità urbana: l’auto-mobile

Pietro Carlomagno 
- Wheel like foot

Giorgio Wetzl, 8pmWalkMi, Mi porti a passeggio.

Tutti i video della giornata sono in via di pubblicazione su http://trafficcamp.tumblr.com e su YouTube.

Eccone alcuni.

Bikedistrict

Non tutti i parcheggi vengono per nuocere

Miracolo a Milano

Io lavoro #inmetro

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Sanja, una straniera a Milano

Posted on 06 marzo 2012 by Alessio Baù

Se siete, al contrario del sottoscritto, dei pimpanti mattinieri, forse conoscerete già la sua voce: Sanja Lučić‬ apre ogni giorno il palinsesto di Radio Popolare e accompagna – col sorriso che vedete nella foto, qui sopra – i primi milanesi svegli verso le proprie giornate. La sua comincia prima di tutti, anche se mi ha confessato – qualche sera fa, di fronte a un aperitivo – che l’abitudine della levataccia alle 4.30 è restia a farsi strada. Anche Sanja, come me, ama la notte e le sue forme minimali, il silenzio composto. Il suo direttore è però convinto che sia lei la voce giusta per svegliare con dolcezza e vivacità la città più in movimento d’Italia. Alba sia. La ascoltano dai tram, dai bar e dalle auto, e lei ascolta loro. Tanta musica. “Wake up call“.

A Milano ci è arrivata ormai undici anni fa, lasciando Belgrado. È scampata alla guerra, alle sue macerie materiali e ideologiche (nel ’99 ha anche rischiato la vita), e qui ha continuato a fare quella che si è sempre sentita d’essere: la straniera (non è un caso se il suo blog si chiama proprio così, Straniera a Milano). In mezzo, al confine. Di vedetta fra una parte e l’altra d’Europa.

Sanja è una giornalista, e con una sensibilità speciale, che riconosci e che sa riconoscere storie e cambiamenti. Nonostante Milano non sia stata generosa con lei, all’inizio (“ma i milanesi non mi hanno mai fatto sentire straniera”), poi le cose sono cambiate e sono arrivate alcune belle soddisfazioni. Il successo in radio è certamente una di queste.

Sanja ha letto questo blog e mi ha scritto, ci siamo incontrati e un po’ riconosciuti. Occhi simili, mi permetto di dire. Sul mondo e soprattutto su Milano. Anch’io uno straniero, in fondo, pur sentendo questa ormai come casa.

Milano è una città dove gli incontri capitano sempre puntuali. Che bello.

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