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La bicinchiesta torna a Milano: video best of, il meglio di RadioBici 2012

Posted on 05 luglio 2012 by Alessio Baù

RadioBici, la bicinchiesta ideata da Maurizio Guagnetti  – a cui ho partecipato come ospite nelle tappe in Sardegna, Emilia, Veneto e Roma – ha finito il suo giro della Penisola, durato 105 giorni, ricchi di incontri (150 le video interviste raccolte), storie di crisi e cambiamento, lunghe sudate. A pedalare sulla RadioBici sono saliti Sindaci, imprenditori, attivisti, personaggi dello spettacolo, ambientalisti, albergatori, sportivi. Ad accompagnare Maurizio nel suo giro sono stati, con me, Franz Baraggino, Davide Bombini, Mattia Calise, Filippo Forti, Thomas Mackinson, Simone Salvagnin, Bruno Salvinelli, Irene Serini, Annalisa Serpilli.

Oggi Radiobici arriva a Milano ma il suo è un ritorno solo per mettere olio alle catene, non per fermarsi: vuole continuare a raccontare il Paese, in viaggio. Lo farà di nuovo l’anno prossimo, cercando di inquadrare l’Italia al voto.

Ho voluto raccogliere qui alcune delle interviste più interessanti. Per le altre: www.radiobici.it.

RadioBici è stata realizzata con il sostegno di Sorgenia, Electrolux e Montura.

Don Andrea Gallo

Piero Fassino, Sindaco di Torino

Neri Marcorè, attore

Daniela Ducato, imprenditrice, premio Donna sarda 2012

Alex Zanotelli

Nichi Vendola

Rettore

Gli attivisti del teatro occupato di Palermo, il Garibaldi

Diego Bianchi, Zoro

Antonio Ingroia, magistrato

Alvise Maniero, Sindaco Mira

Luigi De Magistris, Sindaco Napoli

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A Cagliari tre storie di impegno. E il (mezzo) bidone della politica a RadioBici.

Posted on 16 aprile 2012 by Alessio Baù

A Cagliari, ultima tappa del mio giro sardo con RadioBici, abbiamo raccolto, fra le altre, tre testimonianze molto diverse fra loro ma altrettanto significative: danno la misura di quanto potenziale questo territorio possa esprimere, nonostante la crisi e la generale immobilità che pare caratterizzarlo quando lo si guarda dal continente. La visione dell’imprenditrice Daniela Ducato (“un oggetto è sostenibile se lo è la sua storia, la sua radice umana”), l’esperienza del capitano Roberto Masili e l’impegno giornalistico-sociale di Claudia Sarritzu e del team de L’isola dei cassintegrati li porterò tutti con me al ritorno a Milano, una boccata di ossigeno.

Da registrare, anche, il bidone della politica locale, che proprio a Cagliari ha il suo centro regionale.

Il governatore Ugo Cappellacci all’ultimo non è riuscito a ricevere RadioBici *e persino Massimo Zedda, il sindaco più giovane d’Italia, non ha avuto tempo per salire sul tandem. A Zedda volevamo chiedere cosa avrebbe fatto per i ciclisti cagliaritani: da quanto ci hanno detto gli amici di Città Ciclabile (la sezione FIAB locale) per ora, a un anno dalla nomina della nuova giunta,  a Cagliari non ci sono ancora stati investimenti o azioni concrete per favorire la ciclabilità. C’è tanto da fare!

* aggiornamento delle ore 20: alla fine anche Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, è salito per una manciata di minuti su RadioBici. Io ero già ripartito, Maurizio no ed è riuscito a intercettarlo, fra un impegno e l’altro.

L’imprenditrice Daniela Ducato, Edilana: in nome di un Bio migliore

Il capitano Roberto Masili: a Lampedusa salvo uomini non clandestini

Claudia Sarritzu: L’isola dei cassintegrati: il blog sull’unico “reality reale”, l’Italia della crisi

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Crisi e raggi di sole: RadioBici in costa Smeralda

Posted on 11 aprile 2012 by Alessio Baù

In bici si notano i dettagli: i profumi forti della primavera; le facce delle persone, che ti seguono con lo sguardo; la gravità di una salita (e il premio che è la discesa); il peso di spostarsi da soli, facendolo in maniera sostenibile, senza forze motrici che non siano le proprie gambe. In bici si danno le cose molto meno per scontate e quando – come in questi primi tre giorni di RadioBici, in Sardegna, sul tandem con Maurizio Guagnetti – si attraversa su due ruote un territorio si matura verso di questo una prospettiva molto oculata.

Non è un elogio alla lentezza. Con RadioBici si pedala parecchio e parecchio veloci: è un mezzo affidabile e tutto sommato equilibrato, visibile. A giudicare dai sorrisi di chi ci guarda dai finestrini delle auto o dai bordi delle strade, deve risultare molto simpatico. Parecchio strano. Anche se il casco che abbiamo in testa lo è ancora di più e quindi, forse, ridono di noi (se è così, vi dico: non siete carini!). Comunque è questa, la parte più bella: la sorpresa di chi, dalla mobilità insostenibile della propria auto, guarda, suona il clacson, saluta, ridacchia, pensa “bello!” e vorrebbe salire a fare un giro per ritrovare quei dettagli perduti che noi collezioniamo sfrecciando qua e là.

“Non abbiamo voce in capitolo”. Abbiamo sentito spesso queste parole ripetute dai piccoli imprenditori che abbiamo incontrato in questi primi giorni nel territorio di Olbia, nord est della Sardegna. Il “capitolo” è quello delle decisioni strategiche sul futuro dell’isola, degli investimenti sulle sue infrastrutture, risorse, economie e intelligenze.

A riempire i giornali locali è il tema dei collegamenti che per l’isola diventano un bene sempre più prezioso: con tariffe salate e traghetti ridotti si prevede un calo del flusso turistico – perno dell’economia locale – del 20% (dopo il meno 30% dello scorso anno, ci hanno detto) nel 2012. La nuova flotta a conduzione pubblica, Saremar, pare già in crisi, con crediti di circa 12 milioni di euro, e il consiglio di amministrazione ha lanciato l’allarme: o aumentano le tariffe, o bancarotta. L’assenza di voli low cost per l’aeroporto cittadino non facilita i flussi turistici e a Olbia, punto nevralgico per il turismo regionale, porta della costa Smeralda, tutto questo pesa.

Eppure c’è chi serra i denti. Come i fratelli Fabio e Maurizio Deiana, dell’hotel Speraesole (che significa “raggio di sole” in sardo, un buon auspicio per noi pedalatori), che abbiamo incontrato in una località a 10 km dal capoluogo, a Murta Maria. Nella frazione siamo arrivati pedalando verso l’aeroporto, poi superando un ponte, mezzo chiuso, ridotto a una corsia (“è così da cinque anni”, ci hanno spiegato). Prima pasticceria artigianale, poi ristorante, poi struttura alberghiera, Speraesole ci ha mostrato che quelli sardi sono imprenditori al quadrato, capaci di sopperire con le proprie forze alle mancanze delle istituzioni rilanciando proposte e servizi (cominciano anche con i ciclisti e il cicloturismo). Ma le richieste alla politica rimangono impellenti, come testimonia questa video lettera di Maurizio Deiana al governatore Cappellacci (ci riceverà, a Cagliari?).

A Olbia centro, di fronte a un aperitivo, abbiamo conosciuto anche Antonio Mura, laureato a Milano e tornato nella città natale per seguire l’impresa di famiglia, storica produttrice di formaggi. Fiero della sua terra e della storia familiare, anche Antonio, che ha 31 anni e davanti una vita da imprenditore, denuncia l’impennata nei costi delle materie prime e la totale mancanza di una regia pubblica capace di condurre la produzione più tipica della Sardegna a un nuovo competitivo livello. Tutela del lavoro, però, al primo posto. L’Italia non è tutta Marchionne, ci è venuto da pensare, ascoltandolo. Secondo Maurizio lo rivedremo candidato fra qualche anno per portare avanti le istanze di una Sardegna diversa. Secondo me ha ragione. La sua video pedalata sarà a breve online su radiobici.it.

A Pasquetta abbiamo pedalato di buona lena fino a Porto Rotondo, per far salire sulla RadioBici, dopo Giuliano Pisapia, Piero Fassino e Matteo Renzi, anche il Cavaliere, a villa Certosa. Armati di un cactus – leggenda giornalistica vuole che fu Minzolini a portare a Berlusconi un cactus come omaggio alla sua prima visita in villa – abbiamo girato in lungo e in largo per trovarla: ma prima dei cancelli della magione (7 ettari, 26 stanze), a qualsiasi entrata, i carabinieri di guardia ci hanno spiegato che no, RadioBici non poteva passare, neanche per una foto. Il rifiuto non ci ha impedito di pedalare per tutta Porto Rotondo, confermando i nostri preconcetti: è forse il posto più brutto della Sardegna (“qui non è Sardegna, è continente“, ci ha detto un cameriere di un bar del centro). Ma la pedalata di ritorno a Olbia, sfiorando Golfo Aranci, ci ha regalato un tramonto ritemprante.

Non siamo invece riusciti ad andare a conoscere quello che ci hanno raccontato essere il Re di Tavolara, erede della famiglia Bertoleoni, autoproclamatasi nell’Ottocento sovrana di questa micro-isoletta nel golfo di Olbia, che abbiamo ammirato dalla spiaggia di Pittulongu. Tavolara è un concentrato di Sardegna: contiene una ex base NATO – simbolo di una forma di occupazione militare che ha segnato le vicende dell’intera regione -, ospita il regno più piccolo del mondo (sorto con la benedizione di Queen Victoria, secondo i Bertoleoni) e ha visto passare di lì i corsari, re e pescatori. Mancava RadioBici. Per ora resta un desiderio. Ci spostiamo a nord ovest.

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Vado a pedalare con #RadioBici: tutta la Sardegna, per dieci giorni, con Maurizio Guagnetti e i nostri smartphone

Posted on 04 aprile 2012 by Alessio Baù

Il giornalista Maurizio Guagnetti è partito da Milano il 21 marzo scorso per fare un giro d’Italia di 100 tappe su una bicicletta molto speciale, alla ricerca di storie sensibili che raccontino l’Italia che si muove.

Maurizio è una delle voci dei GR di Radio Montecarlo, 105 e Virgin Radio, è un pedalatore e uno scalatore di montagne; soprattutto, è un giornalista con la schiena dritta e una fervida immaginazione, caratteristiche l’hanno portato a concepire e mettere in piedi un’operazione bellissima, al tempo stesso d’inchiesta e educativa, di ricerca e di richiesta per un cambiamento reale. Con la sua bici a due posti (firmata bicicaffe) sta girando il Paese intervistando Sindaci, cittadini, personaggi pubblici, condividendo con loro pezzi di strada (potete anche candidarvi a pedalare con lui), tutti ripresi da una telecamera e raccontati poi sia online su RadioBici.it, Gazzetta dello Sport e Twitter (con hashtag #radiobici) che in radio, su Radio Montecarlo (ogni sera dopo le 20) e 105 (in “Friends”), con collegamenti e speciali dal territorio. Una avventura resa possibile anche grazie al sostegno del WWF e di alcuni sponsor che hanno sposato l’iniziativa – come Sorgenia, Electrolux, Montura, Unifarco, Best Western – e abbracciata anche dai promotori della campagna #salvaiciclisti.

Maurizio mi ha chiesto di condividere con lui la pedalata in terra sarda: e questo venerdì, 6 aprile, si parte. Per dieci giorni, partendo da Olbia, scenderemo giù, percorrendo tutta la Sardegna verso Cagliari (fra le tappe: Olbia, Porto Rotondo, Ghilarza, Nuoro, Oristano…), dove c’è già un appuntamento con uno dei Sindaci più giovani d’Italia, Zedda. È una bella sfida: la Sardegna è sempre stata poco raccontata, spesso per stereotipi; sarà importante capire come l’isola sta cambiando, come affronta i temi della sostenibilità, della mobilità alternativa, della crisi, del cambiamento sociale. Saremo io, lui e chi vorrà accompagnarci lungo il percorso, pedalando. La testa è pronta, speriamo anche le gambe.

Seguiteci su Twitter (@alessiobau e @mguagnetti), in radio e naturalmente su RadioBici.it e Gazzetta dello Sport.

E intanto, prima della Sardegna, riguardatevi con me alcune delle video ciclo-interviste fin qui raccolte da Maurizio. Diventeranno un piccolo cult?

Filippa Lagerback

Piero Fassino, Sindaco Torino (e a questo link c’è anche il Sindaco di Milano)

Don Andrea Gallo

Maurizio Zoccarato, Sindaco Sanremo

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“Youth day” nella township di Mfuleni

Posted on 18 giugno 2010 by Alessio Baù

Il 16 giugno, festa nazionale del Sudafrica, sono stato a Mfuleni, una township a quaranta chilometri da Cape Town. Ho raccontato l’esperienza in un articolo per il Post.it di Luca Sofri. Lo riporto anche qui.

***

I mondiali a Mfuleni

Mercoledì ho celebrato la Giornata Nazionale della Gioventù del Sudafrica in un villaggio della cintura urbana a ridosso di Cape Town, a trentacinque minuti di macchina dalla città.

Mfuleni è una delle cosiddette township: aree abitate soprattutto da neri e indiani, fin dai tempi dell’apartheid. La politica del tempo stabiliva che fosse il governo a decidere dove determinati gruppi etnici venissero ammessi e altri no. Ancora oggi, a pochi chilometri dal centro di Cape Town, rimangono visibili interi pezzi di città inspiegabilmente vuoti: sono testimoni di una strategia di migrazione interna coatta che prevedeva l’abbattimento di alcuni quartieri residenziali per modellare in un senso o in un altro la composizione etnica del territorio.

A quaranta chilometri dalla capitale legislativa del Paese, Mfuleni è una delle township meno vecchie: fa parte della cosiddetta “Extension Six” e ha circa una quindicina di anni di vita. È sorta in seguito al collasso di altre township. Le persone della campagna che si spingono verso la città sono da anni in costante aumento: ricercano lavoro e migliori condizioni di vita. Così, spesso, cominciano a costruire una nuova quotidianità dagli shack, le baracche, che continuano a costituire una grossa fetta dell’architettura delle township. I programmi del governo sudafricano per la costruzione di edifici migliori (le Reconciliation Development Programme Houses, avviate da Nelson Mandela) e di servizi igienici minimi procedono molto lentamente. All’interno delle township si distinguono usualmente una parte di casupole arancioni o azzurre: sono le nuove abitazioni che stanno piano piano facendo posto ai ripari di fortuna costruiti nel tempo dalla popolazione più povera di Cape Town.

Ma il processo è estremamente complesso e il numero degli abitanti di quest’area non registra diminuzioni. Succede anzi che la popolazione del luogo ottenga dei permessi per ricostruire un’abitazione: ogni famiglia lo fa a proprie spese, letteralmente mattone dopo mattone. Quello che l’amministrazione locale è riuscita a garantire, a Mfuleni, è un servizio igienico per ogni shack, e due scuole: una elementare e una secondaria, dove insegnano professori di tutte le township dell’area. Non si tratta di una conquista da poco, visto che una delle emergenze del Paese è la generale povertà del sistema scolastico: nelle campagne succede ancora che i bambini debbano percorrere a piedi chilometri prima di raggiungere la propria scuola.

Per il giorno della commemorazione di Hector Pieterson, uno degli studenti vittima della repressione del regime del National Party, nel 1976 (erano i giorni della decisione di adottare solo l’afrikaans come lingua per l’insegnamento nazionale in Sudafrica), la township pullulava di persone che si preparavano a festeggiare con un braai, la carne alla brace. Giugno è un mese carico di significati importanti per il Paese: soprattutto, coincide con l’anniversario dell’elezione a presidente di Nelson Mandela. Che il lancio dei primi Mondiali di Calcio sudafricani sia avvenuto in giugno non è un caso, per la gente di Mfuleni: ogni abitazione è sintonizzata sul match del momento, in attesa degli amati Bafana Bafana, e si sono organizzate vere e proprie assemblee di paese – la township conta circa settemila abitanti – per seguire le dirette.

Mfuleni è interessante e diversa perché qui un gruppo di donne e di giovanissimi stanno cercando di fare la differenza sul fronte dei diritti, in particolare quello all’educazione. Il gruppo di donne è guidato da Nothemba e Ann, due energiche signore di sangue zulu che si presentano l’una con una bandiera del Sudafrica sulle spalle, l’altra con una maglietta con stampato il viso di Nelson Mandela e i colori nazionali, verde e giallo. Sulla t-shirt c’è scritto: “1990-2010, 20 Years of Freedom”.

Nothemba e Ann hanno costruito nella loro township un microsistema di solidarietà economica al femminile, per cui le singole aderenti al progetto, chiamato GOOI (che significa “mettere insieme”), versano una quota mensile che a turno viene concessa a una delle aderenti a seconda delle personali necessità del momento. Così, quando qualcuna ha bisogno di un sostegno economico lo può chiedere e ottenere facilmente (ogni sei mesi), per poi ridare la sua quota mensilmente e senza dover ricorrere all’aiuto degli uomini. Le due amiche curano anche un doposcuola e sono riuscite, con un gruppo di volontari bianchi di Cape Town, a realizzare un orto condiviso per l’istituto elementare del villaggio. I soldi li racimolano con piccoli lavori di artigianato.

Sono diventate un punto di riferimento per i giovani del luogo. Il messaggio che vogliono trasmettere a loro è “Umntu ngumntu ngabantu”: ovvero, “una persona diventa una persona attraverso gli altri”. La prima generazione di cittadini neri e coloured liberi dall’apartheid è diventata adulta e la richiesta che giunge da Mfuleni è che siano questi giovani a infondere nuova linfa ai partiti politici locali e nazionali. Per celebrare il sedici giugno il gruppo teatrale dei giovani della township ha scelto di raccontare della strada e delle sue storie, di presente e passato molto prossimo. Mi hanno invitato ad assistere alla messa in scena. Per narrare quelle che sono anche le loro biografie usano dei personaggi che chiamano “survivors”. Sono bravi, sul serio. Poi c’è stato lo spazio della commemorazione e quello più politico, in ascolto delle parole di un rappresentante dei Giovani Comunisti del Sudafrica.

La lotta dei giovani di questo Paese, oggi, non è più quella per il rispetto delle libertà democratiche. È quella combattuta per ottenere più scuole e più biblioteche in posti come Mfuleni. Nothemba continua a ripetere: “Niente arriva se non ci si impegna in prima persona per migliorare la vita nostra e del nostro vicino”. Ubuntu, “la comunità”, al centro. L’entusiasmo dei sudafricani è una boccata d’ossigeno. Le vuvuzela sono sparse in tutto il villaggio, ma qui non serve suonarle.

http://www.ilpost.it/2010/06/18/i-mondiali-a-mfuleni/

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